“Infection rights”: la razionalità economica come ideologia

infection rights

In questi giorni è uscito un articolo dal titolo “Efficient Policy Interventions in an Epidemic” (qui il testo) scritto da due economisti italiani, operanti all’estero.

L’articolo, per quanto usualmente tecnico, ha mosso qualche onda in rete, perché, nonostante i tecnicismi, diversi lettori vi hanno percepito qualcosa di abnorme

Curiosamente diversi economisti di professione, anche intelligenti, colti e critici, si sono lasciati andare a commenti giustificativi del paper.

In verità entrambe le reazioni sono ben comprensibili, anche se quella più interessante a mio avviso è quella degli “economisti critici”, perché mostra la potenza ideologica pervasiva dell’approccio economico standard insegnato nelle nostre università (la cosiddetta “sintesi neoclassica“).

Informalmente l’articolo sostiene che si potrebbero internalizzare le esternalità create dalla pandemia sul sistema produttivo dando un prezzo al rischio di contrarre l’infezione attraverso il conferimento di “diritti di infezione” (infection rights). 

L’idea di fondo è nota: i governi (l’economia diretta dall’alto) avrebbero informazioni insufficienti, dunque il sistema guadagnerebbe di efficienza riducendo il problema (qui sanitario) ad una variabile economica che può essere contrattata sul mercato. 

Come con i “diritti di inquinamento” da tempo comprati e venduti per internalizzare l’esternalità rappresentata dai prodotti inquinanti collaterali alle attività produttive, così ci troveremmo di fronte allo stesso modello rispetto al rischio di contrarre il virus da parte dei lavoratori

L’articolo in questione in effetti è una applicazione piuttosto scolastica di un principio consolidato nella letteratura economica corrente. 

Il principio si radica nel teorema di Coase, che dice in sostanza che un sistema economico idealmente razionale può sempre internalizzare le esternalità che si creano attribuendovi un prezzo. 

Un’esternalità è descritta come un effetto economico preterintenzionale che rappresenta un problema per il computo economico in quanto ci si trova di fronte ad una variabile che produce valore (positivo o negativo) senza che questo valore possa essere anticipato dagli agenti economici

Le esternalità dal punto di vista economico sono viste come un problema di mancanza di razionalità economica. 

Il teorema di Coase dice che sotto certe condizioni ideali come la mancanza di costi di transazione (e anche la conoscenza perfetta delle variabili di mercato da parte degli agenti) non sarebbe mai necessario appellarsi ad un’autorità superiore terza (un giudice pubblico) per dirimere problemi relativi alle esternalità (non devi ricorrere al giudice per capire chi deve riscarcire chi nel caso qualcuno si infetti). Il semplice accordo contrattuale tra i soggetti coinvolti potrebbe “monetizzare” (e dunque razionalizzare) per essi i rischi, creando le condizioni per accordi contrattuali efficienti.

Ora, ci sono molti livelli a cui questo ragionamento specifico e i principi cui si appella potrebbero essere criticati, ma proviamo ad andare al suo nucleo più intuitivo ed elementare.

Il punto che la maggior parte delle persone che non siano state disciplinate mentalmente a pensare attraverso i paradigmi della microeconomia coglie immediatamente è che si sta dando un prezzo a un diritto/dovere

Qui la facilità con cui il problema è rilevato dal senso comune è dovuto ad un corto circuito semantico: la nozione di “diritto” deve il suo statuto peculiare nella società moderna alla sua capacità di sottrarsi alla negoziazione. Se hai un diritto nessuno può togliertelo perché non è in vendita. Tutti (salvo gli economisti) percepiscono perciò immediatamente qualcosa di problematico.

Ma questo di per sé non significherebbe necessariamente che gli economisti non abbiano ragione. Nella cornice mentale della microeconomia, che è utilitarista, non esistono principi non negoziabili, perché tutto in linea di principio può essere pesato in termini di costi-benefici, e questo conta come “razionalità economica”.

C’è però un enorme punto cieco strutturale nella visione microeconomica (e dunque nell’ortodossia economica). 

Espresso tecnicamente il punto cieco è il seguente: si immagina che il problema dell’informazione insufficiente sul sistema sia un problema caratterizzante del gestore centrale, del governo, mentre si assume che il mercato abbia una capacità superiore, idealmente perfetta, di ottenere l’informazione capace di gestire efficientemente ogni situazione. 

Le ragioni storiche di questa opposizione radicale tra informazione insufficiente del Comando centrale e quasi-onniscienza attribuita al mercato sono profonde (la sua trattazione più eloquente la dà Hayek). 

Questa contrapposizione fa sì che chi ha una formazione economica dia per scontato che ogni qualvolta è possibile attribuire un prezzo ad un’esternalità la soluzione che verrà così ottenuta sarà comparativamente più efficiente di qualunque decisione del Potere Centrale

(Questa è una delle ragioni per cui una formazione economica è intrinsecamente liberista, del tutto a prescindere dalle inclinazioni etiche e sentimentali di chi la fa propria).

Ora, qual è il problema di fondo di questo approccio? È presto detto. 

Questo approccio non vede due cose: 

1) che l’ignoranza strutturale delle implicazioni in moltissime situazioni è talmente grande che la maggiore informazione idealmente a disposizione del Mercato spesso non fa nessuna differenza reale

2) che il Mercato non è un soggetto morale, ma un meccanismo anonimo guidato dalla crescita del profitto, e che dunque la “efficienza” che è in grado di perseguire, utilizzando l’informazione a disposizione, è esclusivamente quella visibile per i singoli agenti e identificabile come profitto. 

Questi due punti ciechi fanno sì che l’economista tipo non veda una cosa che vedono (o intuiscono) molti altri, anche con preparazione minore, ovvero che nel momento in cui inventi dei “diritti d’infezione” hai eliminato dal piano ogni considerazione umana (sofferenza, morte) e l’hai scomposta in variabili che possono o meno contribuire alla crescita. 

Hai insomma monetizzato l’umano facendo passare questa mossa come un tecnicismo nel nome dell’efficienza. 

Ma attenzione, come mostra in modo esemplare il colossale fallimento delle politiche anti-inquinamento legate ai “pollution rights”, una volta che hai fatto questa operazione non hai semplicemente monetizzato l’umano come fosse una cosa banale, ma hai anche preparato il terreno per inefficienze mostruose e irrimediabili

Perché accade ciò? Ma perché le regole generali (tra cui leggi, sanzioni, diritti e doveri) sono sistemi per far funzionare sistemi sotto condizioni di elevata ignoranza

Sono, per usare una metafora fisica, come i modi di correlare pressione e temperatura in termodinamica: idealmente sarebbe meglio conoscere posizione ed energia di tutte le particelle, ma siccome non è possibile assumi flussi complessivi bruti, che ovviamente non danno ragione di molti eventi locali. 

Sotto le condizioni realistiche dei punti 1) e 2) di cui sopra, il sistema economico non ha né la capacità effettiva, né l’interesse di vedere livelli di implicazioni che non lo riguardano. Dunque agisce in condizioni di ignoranza non significativamente differente dall’ignoranza del governo, ma con una differenza: il proprio interesse coincide con la crescita del profitto e ogni altro fattore è irrilevante. 

E siccome le esternalità ci sono sempre, per necessità, visto che è proprio logicamente inconcepibile un sistema in cui ogni fattore viene preventivamente razionalizzato, quello che accade è che il sistema economico continua a produrre enormi effetti collaterali socialmente dannosi, solo che ora nessuno se ne occupa più perché si è stabilito che abbiamo già raggiunto la massima efficienza attingibile (per definizione).

In sostanza, il sistema degli “infection rights” consentirebbe ai governi di ridurre o annullare controlli e sanzioni, assumendo che tutto sia stato definito in anticipo prezzando questi diritti. Poi, certo, quello che accade una volta tolto di mezzo lo stato impiccione e i tribunali è che si avvia il sistema di efficientamento interno al sistema di produzione capitalistico, dove chi ha maggiore informazione e maggiore potere contrattuale può spostare gli oneri sulle parti più deboli del sistema

E una volta che hai reso questi diritti negoziabili inizia la negoziazione, che viene naturalmente vinta da chi ha più potere negoziale.

Andrea Zhok
Informazioni su Andrea Zhok 1 Articolo
Andrea Zhok è un filosofo e accademico italiano, professore di antropologia filosofica e filosofia morale presso l’Università degli Studi di Milano.

1 Commento

  1. Bene Prof. ottimo esempio di come si puo’ informare il lettore anche meno attrezzato su un tema specifico e allo stesso tempo far vedere che e’ possibile sconfiggere questa macchina da guerra che e’ l’economia neo classica che sta letteralmente uccidendo il mondo e le menti chi vi abitano. Suggerirei magari anche qualche nota bibliografica per approfondimento.

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