Intervista al Governatore dell’Autorità Monetaria Palestinese, Azzam Shawwa

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Il popolo palestinese sta affrontando la prima grande crisi sanitaria del ventunesimo secolo in una situazione di incertezza. Dall’inizio del nuovo millennio i tassi di crescita dell’economia sono stati negativi anche se nel tempo si sono ridotti in valore assoluto. Nel “Position Paper” pubblicato dal dipartimento di Ricerca e Politica Monetaria dell’Autorità Monetaria Palestinese (PMA) viene mostrato come l’economia palestinese abbia reagito nel tempo agli shock economici. I dati mostrano che l’andamento sempre più vicino allo zero dei tassi di crescita negativi è continuato anche in seguito alla crisi finanziaria del 2008 e una dura crisi fiscale nel 2019. 

Il Governatore dell’Autorità Monetaria Palestinese, Azzam Shawwa, ha rilasciato un’intervista in esclusiva a Kritica Economica. Si discutono le sfide portate dalla pandemia e il futuro della politica monetaria in Palestina.

La sua amministrazione è pronta a coniare il whatever it takes europeo per minimizzare i danni dell’attuale contingenza?

Fin dalla prima apparizione della pandemia di COVID-19 nella città di Betlemme è stato dichiarato lo stato di emergenza in tutti i nostri territori. Questa decisione drastica è stata poi seguita da un insieme di misure precauzionali prese dal governo per limitare la diffusione del virus. Le nostre previsioni indicano che gli effetti della pandemia toccheranno in vario modo le vite dei cittadini palestinesi, molto dipenderà dalla durata dell’epidemia.  Nonostante ciò non ci sono dubbi sul fatto che le misure adottate dalla PMA sono state e saranno efficaci nel mitigare l’impatto di questa crisi sull’economia Palestinese. Le nostre stime ci dicono che le misure speciali contribuiranno a sedare il calo del PIL in un range tra i 5,2 e i 2,1 punti percentuali in un primo caso, tra l’8,5 per cento e il 5,9 secondo un ulteriore scenario.

In dieci anni di storia la vostra economia ha conosciuto una crisi finanziaria (2008), una crisi fiscale (2019) e l’attuale crisi sanitaria mondiale. Come affrontate queste situazioni avverse?

È importante menzionare che i campi di azione della PMA sono limitati rispetto a ciò che altre banche centrali possono fare, considerata l’assenza di una moneta nazionale, la mancanza di strumenti di politica monetaria come i programmi di Quantitative Easing. Ciononostante, le misure adottate a partire da metà marzo ci hanno permesso di fornire alle banche liquidità aggiuntiva per circa 1.5 miliardi di dollari americani per l’arco temporale dei prossimi quattro mesi. Come ho detto prima, la reazione dell’Autorità che presiedo ha senza alcun dubbio contribuito a mitigare la gravità degli impatti garantendo allo stesso tempo la continuità di alcune attività economiche cruciali.

Può fornirci un quadro più specifico sulle misure adottate?

Per supportare il settore dei servizi sanitari abbiamo diretto dei fondi dedicati alla responsabilità sociale. È giusto far notare che il settore bancario già durante i primi giorni di questa pandemia in Palestina ha fornito immediato sostegno al Ministero della Salute con aiuti per 5 milioni di dollari.

Abbiamo lavorato sulle reti finanziarie e di sicurezza sociale posticipando le rate periodiche per tutte le posizioni debitorie nei prossimi quattro mesi, per quanto riguarda i debiti in ammortamento nel settore del turismo sono posticipate per i prossimi sei mesi. Inoltre sono stati estesi i plafond sulle carte di credito dei correntisti e aumentate le linee di credito verso soggetti privati, piccole e medie imprese (PMI).

Stiamo energicamente supportando le piccole e medie imprese e le start-up creando una linea di credito specifica verso questi progetti. Inoltre, garantiamo prestiti temporanei ai clienti per mantenere la fase di ripresa del ciclo economico. 

Ho annunciato che la PMA è pronta a fornire liquidità overnight per assistere le banche in emergenza. È cruciale che si continui a garantire i servizi bancari per il bene del ciclo economico e per fornire ai cittadini beni e servizi durante questa crisi. Abbiamo consegnato a tutte le banche piani di emergenza ed economici per salvaguardare la continuità dei lavori fondamentali per l’economia.

Più in generale, il settore bancario è sempre invitato a dare il suo contributo per alleviare le conseguenze avverse che colpiranno specialmente le PMI.

Come ha evidenziato nel suo discorso sul Programma di Sostenibilità, il 98% delle attività Palestinesi sono PMI. All’inizio di Maggio la PMA ha lanciato un programma di 300 milioni aggiuntivi per fornire fondi a queste aziende. In Italia c’è un dibattito vivace sull’efficienza delle istituzioni finanziarie nel somministrare rapidamente i fondi. Pensa che ovvierete a questo problema? Ci saranno dei vincoli fiscali per accedervi?

Dall’annuncio nei primi giorni di maggio del programma Estidama (Sostenibilità) per aiutare le PMI, abbiamo avuto un contatto costante con le banche operanti in Palestina spiegandone loro gli obiettivi e la durata, le attività che possono richiedere il sostegno, le condizioni per accedervi e i tetti massimi di finanziamento previsti in base alle varie categorie di attività economica. E’ stato annunciato da subito che il programma era “pronto per l’uso” permettendo così una rapida fruizione dei fondi tramite le banche commerciali. Durante questa settimana diverse richieste sono state ricevute e sono attualmente sotto analisi.

La Palestina è sostanzialmente un paese in disavanzo commerciale e le esportazioni continuano ad essere vincolate dalle restrizioni commerciali. Come menzionava precedentemente, per via del Protocollo di Parigi (1994), il debito del governo non può essere finanziato tramite una moneta palestinese. Infatti il vostro debito è denominato in dollari statunitensi. Non è un cane che si morde la coda?

Credo prima di tutto come palestinese e in secondo luogo come decisore che, fintanto che ci saranno restrizioni imposte dall’occupazione israeliana sulla libertà di movimento e di accesso per gli individui ai beni e ai capitali, la bilancia commerciale e quella dei pagamenti continueranno a soffrire di un deficit strutturale cronico. Credo anche che per liberarci di questo circolo vizioso sarà necessario rivedere il protocollo economico di Parigi, tramite una modifica totale degli articoli che lo compongono o per lo meno alcuni. L’obiettivo deve essere quello di servire l’interesse pubblico del popolo palestinese.

A fine dello scorso anno e nell’inizio del 2020 ha invitato a ridurre il volume degli investimenti all’estero da parte delle banche, incoraggiando investimenti domestici che siano indirizzati alle start-ups, all’energia rinnovabile e all’agricoltura. Ha anche incentivato servizi di pagamento elettronico. Sono questi i segni di un radicale cambio di rotta per il futuro del sistema monetario palestinese?

La collocazione all’estero rappresenta oggi la seconda voce nell’attività delle banche operanti in Palestina. Questo dato però sta calando sia in volume che in importanza da sei anni consecutivi, cadendo al 19.0% utilizzato dai fondi disponibili, e al 23.0% dei depositi totali, molto al di sotto dei limiti massimi definiti dalla PMA (40% dei depositi totali). Nel complesso, questo calo sistematico mostra l’efficacia delle azioni e delle politiche adottate dalla nostra Autorità Monetaria che negli anni ha sempre incoraggiato le banche a investire maggiori quote dei loro capitali nell’economia domestica tramite la riduzione delle collocazioni estere.

Inoltre, nel 2019, il consiglio di amministrazione ha approvato una nuova strategia per i prossimi cinque anni. Essa consiste in 9 obiettivi strategici e 11 iniziative, tra cui molte hanno l’obiettivo di gettare le fondamenta per un forte sistema finanziario digitale e sostenere lo sviluppo di servizi finanziari innovativi. Proprio per questo, a partire da Maggio 2020 abbiamo permesso a due compagnie di pagamenti elettronici di operare in Palestina.

La visione della vostra Autorità Monetaria è quella di “essere a pieno titolo una banca centrale moderna per una Palestina indipendente”. Quali sono i prossimi passi?

In realtà, in seguito a nove riforme istituzionali avviate a partire dal 2007 e secondo alcune importanti istituzioni internazionali come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, l’Autorità Monetaria Palestinese è tecnicamente pronta ad agire come una vera e propria banca centrale moderna. Inoltre stiamo cercando di far approvare al presidente dello Stato di Palestina la nuova legge sulla Banca Centrale.

A tal proposito nel 2017 ha menzionato la possibilità di lanciare un pound palestinese nel futuro prossimo. Quello della moneta digitale per le banche centrali è un argomento su cui c’è un dibattito caldo in diversi paesi del mondo. Considerando che oggi la domanda di denaro liquido sta calando in diversi paesi e l’opportunità per i paesi emergenti di ampliare l’accesso e l’inclusione finanziaria (su cui la vostra amministrazione sta investendo significativamente) sfruttando nuove tecnologie, lei pensa che una valuta digitale basata sui token può rappresentare un possibile futuro per la Palestina? 

È utile evidenziare che la PMA è ancora in un processo di studio ed esplorazione di tutte le opzioni su questo tema. La moneta digitale per le banche centrali è solamente un’altra forma della moneta tradizionale. E’ necessario enfatizzare che l’economia palestinese è ancora molto basata sul denaro liquido, dunque non sarà possibile passare direttamente e immediatamente ad un’economia priva di moneta fisica. Questa trasformazione deve essere graduale. Dall’inizio del 2020 stiamo muovendo ulteriori passi verso questa trasformazione autorizzando l’attività sul territorio di compagnie operanti nei servizi di pagamento elettronici.

Giorgio Michalopoulos è laureato in Economia alla Bocconi. È nato, legge libri, morirà

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