Jeffrey Sachs: “Come l’economia ha perso la sua etica”

In un recente intervento all’Università Cattolica di Milano, il celebre economista Jeffrey Sachs ha cercato di spiegare le ragioni per cui l’economia sembra aver abbandonato la sua dimensione etica e deontologica.

Per Sachs, le idee sono elementi determinanti nella definizione di economia poiché costituiscono la vera matrice della vita economica e sociale: esse formano la sostanza della realtà economica e, per questa ragione, rappresentano lo strumento decisivo per capire i mutamenti della nostra società.

Questa visione, che sembra prendere le mosse dal materialismo marxista, rivela l’importanza dell’analisi storica e filosofica della teoria economica: per comprendere realmente l’economia e il suo impatto sulle nostre vite, è essenziale conoscere la storia del suo pensiero e ciò è possibile solamente attraverso il confronto con i suoi principali studiosi.

Secondo l’economista statunitense, le cause della perdita di eticità attribuibile all’attuale paradigma socio-economico vanno quindi ricercate nel carattere ideologico dell’economia nelle diverse epoche storiche.

L’origine della riflessione economica e la crisi della società contemporanea

La nascita della riflessione economica è riconducibile alla Grecia classica e, in particolare, al pensiero di Aristotele. Il filosofo greco limitò il proprio studio dell’economia alle attività che egli definiva “naturali”, ossia finalizzate al perseguimento di una “vita buona”.

Egli, infatti, concepiva l’economia solamente come metodo per garantire un benessere diffuso e creare una prosperità equa. Questa concezione ha radici nell’”eudemonia”: l’antica dottrina greca che interpretava la felicità come fine ultimo assegnato agli uomini. Di conseguenza, Aristotele vedeva nell’acquisizione di ricchezze fine a se stessa qualcosa di “artificiale”: egli definì questa attività come l’arte della “crematistica”, ossia quell’arte legata a sentimenti egoistici e lontana dal “vivere bene”.

Come si può facilmente intuire, il pensiero economico di Aristotele è caratterizzato dalla presenza di un forte impianto etico e deontologico: l’economia è esclusivamente orientata al bene comune e la ricchezza è distribuita equamente per assicurare il benessere della collettività.

Le idee aristoteliche, e più in generale la filosofia antica, rappresentano, di fatto, il fondamento della struttura di pensiero del mondo occidentale. Tuttavia, la società contemporanea sembra aver dimenticato i principi del mondo classico, trascurando quasi totalmente l’importanza della componente etica nel contesto socio-economico. Per Sachs, questo cambiamento di paradigma è da attribuirsi a due eventi storici precisi: la nascita dell’empirismo inglese nel XVII secolo e la teorizzazione del darwinismo sociale nel XIX secolo.

Il declino dell’etica classica: l’empirismo lockiano e il darwinismo sociale

John Locke, massimo esponente della filosofia empirista, sosteneva che l’accumulo di capitale fosse un diritto naturale dell’individuo e che la povertà economica derivasse dall’improduttività della popolazione. Locke, inoltre, era convinto che lo Stato dovesse astenersi dall’intervenire per migliorare le condizioni economiche dei più svantaggiati, limitandosi essenzialmente alla protezione della proprietà privata dei suoi cittadini. Secondo Sachs, questa impostazione teorica si è tradotta in un forte indebolimento dello Stato sociale in diversi paesi occidentali.

Sachs, inoltre, sostiene che la teoria lockiana trovi una sorta di radicalizzazione nel pensiero economico smithiano. Adam Smith, infatti, è il primo studioso di economia ad operare un drastico cambiamento di prospettiva, dichiarando l’esistenza di un “meccanismo” capace di orientare autonomamente il mercato verso il bene comune.

Nella teoria smithiana di capitalismo, l’interesse individuale e il benessere sociale si allineano grazie alla spinta della cosiddetta “mano invisibile”, una sorta di “forza naturale” capace di guidare le azioni dei singoli agenti economici verso la ricchezza collettiva. Questa concezione “provvidenziale” del capitalismo costituisce, per Sachs, la legittimazione di un nuovo assetto economico e sociale in cui la componente etica è definitivamente rimpiazzata da una fede deterministica nel mercato.

L’insieme di queste ideologie ha generato un nuovo pensiero economico che è stato in grado di influenzare profondamente la società di quel tempo, trasformandola in una “società di mercato”. Sachs individua nell’origine del capitalismo anglosassone una prima scomparsa del carattere etico nella struttura economica della civiltà occidentale.

La frattura decisiva tra l’etica classica e l’Occidente contemporaneo si ha, però, con la diffusione del cosiddetto “darwinismo sociale”. Si tratta sostanzialmente di una teoria sociologica che ha insensibilmente applicato la tesi darwiniana sull’evoluzione delle specie e sulla loro sopravvivenza al contesto sociale. In questa visione spietata il potere assurge a valore dominante e la lotta diventa uno strumento necessario per la “selezione naturale”. L’eredità di questa dottrina, per Sachs, ha fomentato odio e violenza all’interno delle comunità, portando a un aumento delle diseguaglianze sociali ed economiche e, nella sua estrema applicazione, alla comparsa di ideologie razziste ed eugenetiche.

Questi due accadimenti storici hanno dunque contribuito alla creazione di un nuovo modello socio-economico: da un lato la corrente empirista del mondo anglosassone ha trasformato l’etica classica in un’etica dell’accumulazione, dall’altro la teoria darwiniana applicata al contesto sociale ha generato una visione distorta sul funzionamento delle società.

Il ritorno al mondo classico attraverso uno sviluppo sostenibile

Per Sachs, una convergenza verso un modello socio-economico più inclusivo e sostenibile è possibile. Questo cambio di paradigma è realizzabile solamente attraverso la riscoperta del mondo classico e della sua dimensione etica e deontologica. In questa nuova economia dello sviluppo, l’eticità è un elemento preminente nelle decisioni da prendere e nelle strategie da adottare. L’obiettivo finale di questa transizione è quello di contemperare l’evoluzione del sistema economico con il miglioramento delle condizioni sociali.

Per poter concretizzare questo scopo, una buona governance è essenziale. Essa deve riguardare sia i governi e le istituzioni sia gli individui e le diverse organizzazioni. Tutti gli “agenti” devono infatti partecipare a questo cambiamento, assumendosi doveri e responsabilità alla luce del nuovo modello socio-economico. Un agire sinergico, per Sachs, è l’unico modo per trasformare davvero la nostra realtà e riallineare l’economia al suo scopo originale, quello più antico: fare del bene.

Riferimenti

D. Parisi – M. Alacevich, “Economia Politica. Un’introduzione storica”, Il Mulino

S. Nerozzi – G.Ricchiuti, “Pensare la macroeconomia. Storia, dibattiti, prospettive”, Pearson

Studia Economics all'Università Cattolica di Milano. È profondamente interessato alla realtà economica e ai suoi fondamenti. Ha una grande passione per la filosofia e la letteratura.

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