La Bce annuncia un nuovo piano di acquisti: è un bene per l’Italia?

di Federico Lordi*

La Banca centrale europea, dopo una seduta straordinaria del proprio comitato esecutivo, ha comunicato il lancio di un nuovo programma acquisti (PEPP, Pandemic Emergency Purchase Programme) di asset per 750 miliardi di euro.

Non si tratta di altro che di un allargamento del preesistente quantitative easing. Questo nuovo programma di acquisti si protrarrà finché la situazione legata al coronavirus non sarà risolta e in ogni caso non prima della fine del 2020. La Bce ha inoltre reso noto che il PEPP include le stesse categorie di asset già note nell’ambito del programma APP (titoli di debito pubblico dell’area euro; titoli di debito corporate dell’area euro; covered bond area euro; titoli emessi a seguito di cartolarizzazione di prestiti bancari).

Veniamo ai punti critici:

1. Come reso noto dallo stesso comitato esecutivo: “The benchmark allocation across jurisdictions will continue to be the capital key of the national central banks”.
Traduzione: rimangono il limite del capital key e la discrezionalità in capo alla Bce di gestire il volume e timing dello stesso in ambito di acquisto di BTP. Tradotto ulteriormente: la Bce continua a controllare le scelte politiche del governo italiano attraverso la discrezionalità sull’acquisto dei BTP nell’ambito del proprio programma di acquisti.

2. Da parte del comitato direttivo non una parola su eventuali modifiche alla regola del 2012 che continua a legare il ricorso agli OMT (Outright Monetary Transactions) alle strette condizionalità previste o dall’EFSF o dal MES. Gli OMT quindi continuano a essere inapplicabili per il nostro Paese.

3. Il comunicato del comitato esecutivo si conclude così, prestare attenzione: “To the extent that some self-imposed limits (sic) might hamper action that the ECB is required to take in order to fulfil its mandate, the Governing Council will consider revising them to the extent necessary to make its action proportionate to the risks that we face.

Alcune considerazioni. I limiti di cui parla sono:

  1. il capital key,
  2. l’issuer limit e, se vogliamo,
  3. anche gli OMT dipendenti dall’applicazione di condizionalità.

Attenzione. NON sono limiti “autoimposti”, sono limiti imposti dai tedeschi, in particolare dalla BuBa, la banca centrale tedesca. Il comunicato chiude così, dicendo che la Bce “potrebbe valutare” di modificare questi limiti, non perché la Bce ha intenzione di farlo: questa “intenzione” viene inserita solo perché hanno capito quanto sia potenzialmente instabile la situazione che potrebbe scaturire dalla rigidità di certe regole. Tengono la porta socchiusa, in caso di emergenza.

Riassunto: non si tratta di una gloriosa vittoria per chi miri a politiche economiche tese al perseguimento della piena occupazione e alla piena applicazione del dettato costituzionale versione 1948. È una versione estesa fino a dicembre 2020 di cose che c’erano già. Una vittoria di Pirro, insomma.

Un altro giro sulla giostra dello spread.

Svegliarsi ogni mattina e vivere lo stesso incubo. Poi addormentarsi e risvegliarsi, felici. Per vivere di nuovo lo stesso identico incubo. Sulla giostra dello spread: prima della prossima iniezione di liquidità senza trasmissione all’economia reale.

*Federico Lordi è un giornalista laureando in giurisprudenza. È nato a Roma ed è appassionato di politica, diritto ed economia

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