La pandemia e il complesso di superiorità tedesco – Cime tempestose in Germania

Germania

Quattro sono stati in Germania gli avvenimenti economico-politici di maggior rilievo negli ultimi 3 o 4 mesi: (a) la gestione della pandemia nel Paese, (b) gli interventi del governo Merkel sul fronte economico interno, (c) la linea di politica economica tenuta sul fronte europeo e (d) il giudizio della Corte costituzionale tedesca sull’operato degli organi comunitari (BCE e Corte europea di giustizia) con e durante il quantitative easing. Avvenimenti su cui è certamente opportuno riflettere, visto il loro forte impatto per l’intera Unione europea.

Efficienza e numeri accomodati La Germania ha saputo, nell’insieme, gestire bene l’emergenza sanitaria. Ha avuto tre settimane di tempo in più dell’Italia per organizzarsi, ha un sistema sanitario più efficiente, non sinistrato dalle politiche di austerità che ci sono state inflitte e ci siamo improvvidamente imposti, ha avuto la fortuna che i focolai iniziali fossero più piccoli e meno centrali di quelli italiani. Resta però il fatto che il sistema disponeva e dispone delle stesse terapie e dello stesso tipo di attrezzature che altrove in Europa occidentale o negli USA. Pare però che abbia ottenuto risultati mirabolanti. 

Stando ai dati ufficiali, l’incidenza in Germania di morti per coronavirus sul numero di contagiati accertati si sarebbe stabilizzata al di sotto del 5%, ovvero a circa un terzo rispetto a quella registrata in Paesi come la Francia, l’Italia, la Gran Bretagna, il Belgio e a meno della metà che in Olanda. Pare simile invece a quella di Paesi molto grandi, in cui il sistema sanitario è molto più deficitario che nell’Europa occidentale, vedi USA e Brasile, in cui il sistema sembra incapace o propenso a non registrare come decedute per Covid tutte le vittime della pandemia.

Com’è possibile che in Germania sia stato compiuto il “miracolo”? Si sono sentite tutte le ipotesi: il miglior sistema sanitario (indubbio, ma non migliore in modo così eclatante), il fatto che i vecchi vivano più isolati in Germania che in Italia (vero, in Germania generalmente deperiscono prima e a vista d’occhio, insomma, un argomento a doppio taglio), in Germania ci sarebbe stato un sistema molto rapido di test (falso, se non in un grande ospedale di Berlino).

Poi si disse che i medici ed il personale medico erano riusciti a restare immuni grazie alle misure precauzionali (peccato che, leggendo nelle pieghe dei giornali online si venisse a sapere che in Baviera, nel giro di due o tre settimane c’erano più di 2.000 medici e infermieri contagiati; verso fine maggio trapelava la notizia che il personale medico contagiato superava i diecimila casi). Eppure, stando alle fonti ufficiali, non si hanno notizie di medici deceduti. Che fibra!

Altra giustificazione data: in Germania si sarebbe fatto subito uso delle mascherine (solo dai primi di maggio c’è stato un uso sistematico e massiccio di mascherine). Penultima giustificazione: nei gerontocomi e nelle case di cura tedesche non ci sarebbero stati così tanti contagi come in Italia, Francia, Spagna, Belgio e Gran Bretagna (peccato che non si possa verificare la cosa poiché i dati che solitamente vengono offerti non sono scomponibili in categorie). L’ultimo tentativo di spiegazione viene dall’estero: i tedeschi avrebbero un sistema immunitario più robusto (ipotesi affascinante, ma incontrollabile). In realtà, l’unica spiegazione veramente forte, quella che il ceppo del virus diffusosi in Germania sarebbe stato ben più debole di quello che ha colpito gli altri Paesi, non è mai stata fornita. Del resto sarebbe anche strano che il virus abbia sapientemente circumnavigato la Germania. 

Le ragioni ideologiche – Ma quale sarebbe il senso di questa apparente super-performance mondiale della Germania? Forse l’intenzione dei governanti di non spaventare la popolazione. Di certo, hanno ottenuto l’ effetto tangibile di far sì che i tedeschi si sentano, oltre che meglio protetti, come al solito, anche i migliori. Capita infatti, prontamente, di leggere sull’Handelsblatt, il principale giornale economico tedesco, nella versione online del 12 giugno scorso quanto segue: 

La sconfitta della Francia nella lotta contro il coronavirus. Più morti e meno test – il poco lusinghiero confronto con la Germania cresce in Francia fino a diventare uno smacco nazionale. (Parigi) Emmanuel Macron si corruccia e lamenta con il proprio destino. Il giovane presidente ha messo in campo tutto il suo capitale politico per modernizzare la Francia e ritornare all’altezza della Repubblica federale tedesca, ma…

Ecco dove vuole arrivare la classe dirigente tedesca. Ha teorizzato, a partire dagli anni ottanta e sempre di più, la concorrenza tra le nazioni europee; ha fatto di tutto per imporre i suoi standard competitivi; ora si ritiene vincente su ogni terreno, e dunque legittimata a guidare l’Europa. Lì voleva arrivare, lì pare essere giunta, con il fattivo e amorevole aiuto di coorti di ascari di differenti nazionalità. Fa specie comunque, che persino i lutti vengano strumentalizzati per questioni di potere.

Questo articolo è parte di una serie sugli ultimi eventi in Germania, a cura di Giuseppe Vandai

Giuseppe Vandai
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Trevigliese. Ha militato in Avanguardia Operaia. Laureato in filosofia alla Statale di Milano. Ha proseguito gli studi filosofici a Heidelberg, in Germania. Dalla crisi finanziaria del 2009 inizia a interessarsi di teorie economiche, giungendo ad apprezzare la macroeconomia post-keynesiana. Considera nefasti l’ordoliberismo e i’egemonismo tedeschi.

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