Moneta fiscale, cos’è e come funzionerebbe – Intervista a Stefano Sylos Labini

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Abbiamo intervistato Stefano Sylos Labini, geologo, ricercatore presso l’Enea e studioso di economia. È fra i principali sostenitori della moneta fiscale.

D: Cos’è la moneta fiscale?

R: La moneta fiscale, per come l’abbiamo ideata noi, sono titoli di Stato che danno il diritto a ottenere sconti fiscali. In realtà rientra nella definizione di moneta fiscale anche la possibilità di usare le detrazioni fiscali che vengono assegnate quando si compra un bene.

D: Ad esempio?

R: Ad esempio, a dicembre ho comprato una caldaia che costava 2750 euro e avevo diritto al 65% di sconti fiscali, detrazioni che avrei utilizzato nel corso del tempo. In quel momento c’era la possibilità di cedere all’impresa che vendeva la caldaia queste detrazioni. In questo modo ho pagato la caldaia 980 euro in contanti, il resto in detrazioni che hanno sostituito gli euro. Queste detrazioni hanno funzionato come un mezzo di pagamento. L’idea quindi è di far funzionare le detrazioni fiscali, nel caso dell’emissione di veri e propri titoli di Stato di natura fiscale, come un mezzo di pagamento immediato. Quindi si riuscirebbe a creare potere d’acquisto senza chiedere soldi in prestito ai mercati finanziari e si potrebbe in questo modo dare una spinta alla ripresa dell’economia, degli investimenti, dei consumi. Questo sarebbe il vantaggio della moneta fiscale.

D: Puoi parlarci più in dettaglio della tua proposta?

R: Il nostro gruppo di studio, che si compone dal sottoscritto, di Biagio Bossone, di Marco Cattaneo e di Massimo Costa ha ideato i CCF (certificati di credito fiscale). Sono titoli che danno diritto a ottenere uno sconto fiscale dopo 2 anni dall’emissione. Questo meccanismo era stato immaginato per vari motivi. Innanzitutto si guadagna tempo prima di avere un impatto sul bilancio dello Stato. La scadenza di due anni mantiene il titolo molto liquido e ne facilita l’accettazione: ciò permette di dare una spinta all’economia e aumentare il gettito fiscale in modo tale da autofinanziare la manovra. Cioè con la ripresa economica si può compensare il buco che si creerebbe nel bilancio a seguito degli sconti fiscali. Questo è il motivo per cui abbiamo pensato a un titolo con scadenza a due anni.

D: E poi?

R: L’altro motivo è che nell’intervallo fra l’emissione e la scadenza questo titolo può circolare ed essere scambiato nell’economia accanto all’euro per due anni. Diventa in pratica moneta perché dietro questo titolo c’è la possibilità di pagare le tasse. Come diceva Adam Smith, il valore monetario di un pezzo di carta deriva dal fatto che lo stato lo accetta in pagamento delle tasse. Quindi diventa un vero e proprio mezzo di pagamento per acquistare beni e servizi o può essere scontato in banca, dove lo sconto sarebbe comunque modesto. Via via che ci si avvicina alla scadenza, il titolo sarà scontato al valore nominale.

D: Vi siete ispirati a qualche esperienza?

R; Ci siamo ispirati all’esperienza del Sardex. In questo sistema, con la costituzione di un circuito commerciale, le imprese che aderiscono al servizio accettano di essere pagate in crediti denominati in Sardex, con un valore di cambio 1 a 1 con l’euro.

Noi pensiamo che la moneta fiscale avrà un’accettazione molto ampia. In una fase di crollo dell’attività economica, elevata disoccupazione, capacità produttiva inutilizzata pensiamo che non ci siano problemi ad accettare un mezzo di pagamento garantito dalle tasse. Questo mezzo di pagamento può circolare su larga scala ed essere complementare all’euro.

D: Quali sarebbero le ragioni di questa operazione?

R: Questa operazione nasce per evitare di aumentare di più l’indebitamento pubblico. Abbiamo un rapporto debito/Pil che sta viaggiando verso il 160%. Con la moneta fiscale possiamo creare potere d’acquisto senza chiedere soldi in prestito al mercato. Guadagniamo due anni di crescita prima di avere un impatto sul bilancio pubblico. Questa può essere un’importante possibilità a disposizione, anche alla luce dei recenti avvenimenti in Europa. Il Recovery fund non sembra così soddisfacente come prospettato da tutti i giornali mainstream e può solo peggiorare. Inoltre, se va bene, può venir fuori nel 2021, quando invece la situazione ora è grave.

Quindi, la moneta fiscale rappresenta in questo momento una possibilità molto concreta di intervento attraverso credito di tasse future per creare potere di acquisto immediato. Noi pensiamo addirittura alla possibilità di mettere in circolo 100 miliardi di euro a circolazione interna. Questo mezzo di pagamento verrebbe accettato da chi paga le tasse sul territorio nazionale, quindi stimolerebbe la domanda e la produzione interna. Ciò avrebbe ricadute molto importanti sull’attività economica nazionale.

D: A livello politico alcune frange del M5S si erano avvicinate alla proposta, ma ora qual è la situazione?

R: Noi abbiamo sempre discusso e preso contatti con tutti, perché questa è un’operazione di sistema che richiede un ampio consenso politico. A differenza dei minibot, utilizzabili solo per pagare i debiti della pubblica amministrazione alle imprese, la moneta fiscale ha un ambito di applicazione molto più esteso. Abbiamo immaginato assegnazioni gratuite a tutte le fasce sociali in difficoltà, ma anche alle imprese per ridurre il cuneo fiscale e aumentare la competitività. Poi la moneta fiscale può essere utilizzata anche per il pagamento di investimenti pubblici. Abbiamo tre linee fondamentali di intervento.

I contatti con il M5S sono stati in particolare con Pino Cabras ed Elio Lannutti che hanno presentato uno alla Camera e l’altro al Senato un disegno di legge. Ora qualcosa si sta muovendo: il passo importante è stato rendere le detrazioni fiscali esistenti cedibili illimitatamente. Questo permette di scambiarle fra tutti gli attori economici. E questi pezzi di carta, che anticipano la moneta legale, cioè l’euro, sono stati già utilizzati in passato, pensiamo alle cambiali.

Ma il M5S a livello di partito non ha mai preso posizione ufficiale a favore della moneta fiscale. Il Partito Democratico noi lo consideriamo quello più conservatore e allineato alle direttive europee, ma lo stesso Gualtieri ha parlato recentemente della cedibilità dei tax credits. Il problema è che le casse dello Stato sono vuote, gli euro non ci sono, chiedere altri prestiti diventa molto pericoloso. Quindi dobbiamo escogitare mezzi di pagamento alternativi per cercare di non far affondare l’economia. Recentemente abbiamo avuto contatti con Fratelli d’Italia, in particolare con il senatore Andrea De Bertoldi. Lui ha capito pienamente tutto il funzionamento della moneta fiscale e la sta appoggiando. Abbiamo avuto una conference call con Giorgia Meloni, che sta prendendo in considerazione questa possibilità.

La paura è che la moneta fiscale possa essere vista come una soluzione di ripiego, ma non ci sono alternative. Continuare a prendere soldi in prestito dai mercati è un rischio enorme.

Alessandro Bonetti
Informazioni su Alessandro Bonetti 26 Articoli
Ho frequentato il Liceo Classico e studio Economia e Scienze Sociali. Temporaneamente a Milano, in realtà il mio cuore è fra le dolci colline marchigiane, dove sono nato. Strapaesano impenitente, a un apericena chic ai Navigli preferisco di gran lunga una buona fetta di ciauscolo e un bicchiere di Rosso Piceno sorseggiato guardando le onde del mio Adriatico

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