Nessuna crisi è davvero esogena

Molti considerano questa crisi economica da coronavirus una tipica crisi da shock esogeno. Nell’ormai famoso articolo sul Financial Times, Mario Draghi scrive che la perdita del reddito che seguirà da questo shock “non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono”. 
Come se le sofferenze della crisi della finanza del 2008 fossero colpa di chi ne ha sofferto

Anche quella di un decennio fa era, in un certo senso, una crisi senza particolari colpe individuali. A ben vedere, nessuna crisi è davvero il risultato di comportamenti di singoli individui da considerare colpevoli. Senza volere con questo assolvere i comportamenti da gangster di certi individui, le crisi sono soprattuto fenomeni complessi e il modo migliore per analizzarle consiste nel guardarle come il portato di un sistema che non funziona, e che cova al suo interno le contraddizioni che si evolvono fino a mandarlo appunto in crisi.

In sintesi, la crisi che investe la società degli uomini è quasi sempre un prodotto endogeno della società degli uomini. Anche i terremoti sono un prodotto della società degli uomini, finché (e laddove) gli uomini non ritengono opportuno costruire edifici che non crollano; e le alluvioni sono un problema della società degli uomini che cementifica il letto dei fiumi e ci costruisce la case intorno.

Il coronavirus non fa eccezione. Certo, il virus non è uno speculatore finanziario, e nemmeno uno sfruttatore del lavoro, tanto meno è un politico populista e incompetente, e in fondo non ha mai preso tangenti da nessuno. E tuttavia una pandemia non sembra essere indipendente dalle devastazioni che la società umana ha creato sull’equilibrio naturale, in particolare dalla riduzione sistematica della biodiversità.

Se è così (ovviamente c’è chi dirà che non è scientificamente dimostrato, e io non ho argomenti scientifici da ribattere; mi accontento di dire, con Pasolini, che io so, anche se non ho le prove), se è così, dunque, allora esogeno un corno!

Alla fine di questa crisi (ma anche prima della fine) occorrerà tornare a discutere di prevenzione, in tutti i sensi e in tutti i campi: prevenzione sanitaria, ambientale, socio-economica, psicologica. Il grado di civiltà di un’organizzazione umana andrebbe misurato sulla base della sua capacità di prevenire danni a se stessa. Allo stesso tempo, la prevenzione sfugge alla misurazione, in quanto il suo successo si vede nel momento in cui nulla di drammatico accade. La sua assenza si vede invece molto più chiaramente, e molto violentemente, quando è ormai troppo tardi per rimediare.

Marcello Spanò
Informazioni su Marcello Spanò 2 Articoli
Marcello Spanò è ricercatore all'Università degli Studi dell'Insubria e tesoriere dell'Associazione di promozione sociale Sottosopra

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