Prospettive per l’Italia fra mercati e BCE

euro bce

Dobbiamo ringraziare il cielo che il settore pubblico (comprese le pensioni) abbia continuato a distribuire il 100% dei redditi precedenti. Tenendo conto che la caduta di attività nel settore servizi, ristorazione e turismo nei mesi precedenti è stata del 50-80% e nell’industria del 30-40%, un cedimento dei redditi distribuiti dalla PA avrebbe significato un crollo del PIL catastrofico per cui saremmo già sotto Troika.

Invece, mi pare che troppo spesso si stia evocando il periodo 2011-12 senza tener conto delle cruciali differenze tra i due momenti, innanzitutto il comportamento della BCE che, dopo iniziali equivoci, ha continuato, senza deflettere, sulla linea Draghi di sostenimento della liquidità del sistema.

Il risultato di questo comportamento si vede nelle aste di piazzamento dei titoli dei mesi precedenti, chiuse con un notevolissimo eccesso di domanda di titoli sull’offerta (le vicende dello spread sono più che altro contingenti alle vicende politiche europee e interne ma comunque non mostrano segni di fuori controllo, evidenziando anche dei ribassi rispetto a tensioni momentanee).

Questo segnala senza ombra di dubbio che i mercati non sono e per nulla allarmati dalla caduta attuale dell’attività economica italiana e ancor meno dalle previsioni di caduta del Pil del 13% come annunciato da Visco. Se lo fossero, questa caduta dovrebbe incidere già pesantemente sulle prospettive di breve del servizio del prestito, e avremmo dovuto vedere un’impennata dei rendimenti oltre che problemi di piazzamento.

Ovviamente questo è dovuto alla politica della BCE. Ma in questo caso sottolineerei che i mercati non paiono preoccupati neppure dalle prospettive a breve. E infatti, come ho già scritto, questo rende abbastanza incomprensibile il comportamento del governo italiano che invece di coprire da domanda (più di cento miliardi a maggio e giugno contro 14-16 offerti) e cominciare a spendere (per esempio nella sanità) riducendo l’impatto della caduta, continua a subire la pressione europea per l’accettazione del MES, che consentirebbe di risparmiare molto meno miliardi di quanti se ne stanno perdendo non utilizzando la situazione di liquidità dei mercati.

Naturalmente l’inazione (deliberata, casuale, fifty-fifty?) del governo rischia di far precipitare una situazione di forte scontento sociale in autunno. Ma io sarei dell’opinione che questo faciliterà l’accettazione del MES. E quindi del controllo rinforzato (enhanced surveillance) europeo sull’attività di governo italiana.

Inoltre già all’atto del lancio del Recovery Fund (oggi Next Generation) è stato detto che questi fondi erano condizionali alla direzione di spesa ma anche all’attuazione della spesa (cioè le varie tranche sarebbero state date solo se le indicazioni europee su dove e come spendere e quali riforme fare fossero state rispettate).

Ma queste affermazioni ancora generiche sono state rinforzate dalla discussione sul Recovery con i paesi “frugali” che si sono dichiarati contrari alla solita prassi della Commissione di approvazione e controllo dei progetti, richiedendo controlli più stringenti. E nella dichiarazione di insediamento al semestre europeo la Merkel ha detto che “capisce” le esigenze dei paesi “frugali” nell’esigere mutamenti sostanziali nel funzionamento degli Stati che ricevono fondi.

Ma questa è solo metà della storia. E solo adesso arriva la Troika. Quando l’Europa dichiarerà superata l’emergenza? E allora cosa ne sarà del Patto di Stabilità? In che termini verrà riattivato? Adesso obbligherebbe a convergere verso il pareggio di bilancio e ridurre il rapporto debito/PIL al 60%. Cosa dirà quando i deficit saranno tutti oltre il 3%? E il rapporto italiano debito/PIL oltre il 160%?

Solo allora io vedo un pericolo Troika. E vedo un pericolo di crisi del debito sovrano italiano come “conseguenza” della Troika, e non viceversa. Come nel caso greco evocato da più parti.

Perché se il deficit italiano sarà a livelli troppo alti e l’Europa decidesse che l’Italia non fa abbastanza allora e, a mio parere solo allora, potrebbe ricorrere all’imposizione di un Programma di Aggiustamento; e annessa Trojka come strumento di controllo. In questo caso i mercati, di fronte a una prospettiva di haircut (taglio del valore nominale dei titoli), venderebbero e non ci sarebbe programma BCE che potrebbe fermarli.

Quindi:

a) emettere titoli e finanziare il più presto possibile tutti gli ammortizzatori sociali e le spese di sostegno della sanità senza ricorrere al MES (quello che si perderebbe in interessi lo si guadagnerebbe moltiplicato in minor perdita di PIL e di imposte) per allentare la caduta di qui all’autunno, e quindi in prospettiva;

b) non accettare il MES perché sarebbe la ‘sorveglianza rafforzata’ implicata dalle sue regole non sospese ad essere il grimaldello per imporre un Programma di Aggiustamento;

c) trattare con determinazione sulle nuove regole per ripristinare il Patto di Stabilità (anche la Lagarde ha detto che va cambiato prima di essere ripristinato; peraltro anche la Francia potrebbe avere un problema simile); la sponda per una trattativa c’è se c’è la volontà.

Ma questo ceto raccogliticcio di governo è in grado di averla?

Professore di Economia Politica e Storia del Pensiero Economico all'Università di Trieste dal 1994 al 2011, ora si occupa di ricerca e pubblica contributi per diverse testate nazionali e internazionali fra cui il Manifesto.

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