Ultimo tsipouro – Dialogo asincrono con Manolis Glezos

Manolis glezos
Manolis Glezos e Mikis Theodorakis nella folla di Piazza Syntagma

*In collaborazione con Vassilios Michalopoulos

Versione greca; versione inglese

Ho ricevuto un messaggio qualche giorno fa, scriveva che Glezos era morto. Non è possibile ho pensato, morto così senza neanche avvisare. Abbiamo appuntamento sabato ad Atene per farci un bicchiere. Manolis non è una persona che manca agli appuntamenti.

Ci troviamo in Πλατεία Συντάγματος dove era fissato l’appuntamento con Manolis. 

Proprio qui otto anni fa in una fredda domenica del dodici febbraio, migliaia di greci si riversavano nelle strade per resistere all’invasione del nuovo nemico, la Troika.

In Piazza Syntagma allora c’era un novantenne con la mascherina che gli copriva i baffi bianchi e la bocca, gli occhi splendenti e lo sguardo rivolto al Partenone. 

I Greci non hanno altro sangue da dare, urlava, dobbiamo dire NO, ΟΧΙ! a questi prestiti criminali e questa politica economica soffocante! 

Chi avrebbe mai detto che sessantotto anni dopo aver strappato la bandiera dell’invasore nazista dal tempio di Athena si sarebbe dovuto sorbire i lacrimogeni della polizia nella Piazza della Costituzione, di fronte al Parlamento ellenico. 

Nella nebbia lo vedo comparire agitando le braccia da lontano, questa volta senza mascherina. Που’σαι ρε Μανώλη! Dove sei finito Manoli!

Tra le stradine del quartiere Εξάρχεια si trova una piccola taverna con le serrande abbassate e una grande scritta rossa sopra: Η Ελλαδα λεει ΟΧΙ, la Grecia dice NO. Manolis alza la serranda ed entriamo nella Taverna, ci sediamo, accendiamo le luci, alcuni μεζέδες e dello τσίπουρο sul tavolo. Un brindisi, il primo bicchiere lo beviamo per i suoi vecchi compagni caduti che oggi non ci sono.

Se tu sopravvivi, non ti scordar di me. Se non cadi colpito dal fuoco nemico, incontrerai la gente per strada e gli darai il buongiorno anche per me. E quando sorseggerai il vino, lo farai anche per me. E quando ascolterai il suono delle onde, lo ascolterai anche per me. E quando sentirai il vento che soffia fra le foglie, lo sentirai anche per me. E quando ballerai, ballerai anche per me.

Come posso dimenticare questa gente, com’è possibile.

Cominciamo a parlare.

Allora Caro Manolis, è vero che sei morto?

“Sono morto ma non vi libererete mai di me, vi seguirò sempre e vi chiederò conto della vostra coscienza! Poi quella bara era scomoda e volevo farmi un bicchiere”.

Sei sempre stato un disobbediente…

“Se mi chiedi una cosa giusta con un’imposizione, non la farò…
Ho avuto la fortuna-sfortuna di avere mia madre come maestra in terza e quarta elementare. Mi diceva, devi imparare le tabelline, Le rispondevo, Mamma perché dovrei farlo se è già tutto scritto dietro sul quaderno?
Allora prendeva la verga e mi dava dieci bacchettate sulle mani. Ne ho prese tante, ma le tabelline non le ho mai imparate, eppure ho avuto il massimo dei voti in Matematica nella facoltà di Economia.
Non era testardaggine, ma coerenza ai miei principi”. 

Allora parliamo di numeri! Secondo stime della Bundesbank, tra il 2007 e il 2019 il governo federale avrebbe risparmiato oltre quattrocento miliardi grazie alle politiche di tassi bassi. Sembra che ora possano pagare i debiti della seconda guerra mondiale.

“Per la precisione i debiti di guerra ammontano a 575 miliardi. Da membro della Commissione Nazionale per la riscossione dei debiti di guerra ho avuto il piacere di trovare lo stesso riscontro in autorevoli economisti europei, francesi e tedeschi. Jacques Delpla ad esempio, membro del consiglio di analisi economica francese ha tratto gli stessi risultati.

Questa è una battaglia di memoria. Il primo caso in cui la Grecia ha un credito verso la Germania. Al termine della Seconda Guerra Mondiale paesi come l’Italia, la Bulgaria e la Germania hanno firmato un accordo in cui avrebbero pagato le obbligazioni derivanti dai danni causati grazie ad un nostro credito di occupazione. L’Italia e la Bulgaria hanno reso il dovuto, la Germania si è sistematicamente rifiutata dopo aver ripagato anche Polonia ed Ex Jugoslavia. Perché la Germania non dovrebbe rendere onore alle sue obbligazioni verso la Grecia?”

Una battaglia di giustizia…

“Giusto! Ho sempre detto che noi Greci dobbiamo sapere a chi dobbiamo e cosa precisamente. Ciò che i creditori hanno guadagnato dagli interessi dovrà essere sottratto dal debito greco. Specie con i tedeschi, dopotutto siamo in credito. Sapete quanto ci devono ancora? 162 miliardi”.

I tedeschi al potere sembrano avere la memoria corta, dov’è la Verità?

“La parola αλήθεια, Verità, viene dall’alfa privativo greco α più λήθη, oblio.

Cos’è quindi la verità se non la negazione dell’oblio? Come possiamo mai dimenticare il passato? Chi dimentica il proprio passato si perde e non ha futuro.

Solo in Attica durante la Seconda Guerra Mondiale c’erano 400 morti al giorno, lo posso dire con certezza perché in quel periodo ero impiegato presso gli uffici della Croce Rossa.

I sacrifici del popolo greco sono stati immensi, più di un milione di morti dal 1940 al 1944! Uno dei pochi Paesi al mondo ad uscire dalla guerra con una diminuzione della popolazione”.

Negli ultimi anni un’altra guerra è stato necessario combattere, quella contro le misure di austerità imposte da Fondo Monetario Internazionale, UE e BCE. Come urlavi in Piazza Syntagma, la Grecia è asfissiata dalle misure economiche straniere e dai Memorandum, a cosa serve oggi la memoria?

“Senza solidarietà l’Europa non può andare lontano. A meno che gli europei non vogliano dar credito alla visione di Walter Funk, ministro delle finanze di Hitler, il quale elaborò il piano di una Comunità Economica Europea, affinché il 3° Reich potesse controllarne le sorti una volta stabilita la supremazia nazista nel continente europeo. Non dimentichiamo tuttavia che il nazismo fu sconfitto e Funk fu processato e condannato a Norimberga come criminale di guerra. 

Bisogna capire che l’Europa di oggi necessita di tanto lavoro affinché non diventi l’Europa di Walter Funk. Se tutti concordiamo sul fatto che il nazismo sia stato definitivamente debellato, allora dobbiamo darne prova ogni giorno, per questo lo Stato tedesco non deve tirarsi indietro e renderci il dovuto”. 

La genesi dell’Unione Europea di oggi sembra molto più vicina a quella che Walter Funk immaginava. Negli Stati Uniti è stata una guerra civile a portare alla Costituzione e all’apparato democratico, in Inghilterra lo scontro tra re e baroni a far nascere la Magna Charta. 
La comunità europea trova la sua prima manifestazione in un accordo per favorire il movimento e il commercio di acciaio e carbone tra i paesi. Abbiamo parlato di passato, tu che sei morto conosci il futuro?

“L’Unione Europea in cui viviamo oggi nulla ha a che vedere con le idee che presentavamo nel 2014 quando con Syriza entravamo nel parlamento europeo.

Al posto di un’Europa dei popoli e dei cittadini, solidale, pacifista e dalla sovranità popolare, ci troviamo innanzi ad un’Europa della NATO, asservita agli interessi degli USA.

Come dicevo durante un incontro con i tedeschi di Die Linke, nonostante il nazismo sia stato sconfitto, esso spunta qua e là, all’interno di apparati statali, istituzioni europee e internazionali. Nostro obiettivo è la liberazione e l’autodeterminazione di tutti i popoli, la conquista dei diritti umani per tutti i cittadini del mondo. In particolare, per noi europei, vogliamo un’Europa dei popoli, basata sui principi di uguaglianza e di pace. Questo deve essere il futuro se non vogliamo che l’Europa cada nell’oblio.

In seguito al fallimento di Alexis Tsipras nel resistere alle minacce della Troika con il famosissimo OXI che ha riempito di speranza tutti i cittadini europei che amano la democrazia, hai chiesto perdono al popolo greco per aver preso parte a quella illusione. 

“È vero, ma bisogna continuare a lottare per le nostre idee. L’ho ribadito nell’europarlamento diverse volte, la Storia continua a bussarci alla porta, dobbiamo decidere. Apriremo la porta o la terremo chiusa? Dobbiamo aprirla, prima che sia troppo tardi. 

L’idea di quel grandissimo atto di democrazia era: Non ci può essere compromesso fra oppressore e oppresso, né fra schiavo e padrone. Unica soluzione è la Libertà”.

Era comunque una dolcissima illusione e il popolo greco in quel momento ha dimostrato ancora una volta la sua resistenza all’ingiustizia e alla miseria. Ancora oggi in tutta Europa durante le manifestazioni la bandiera ellenica viene utilizzata come simbolo di lotta.

“Come ben sai, noi greci mettiamo sopra ogni cosa la resistenza e la partecipazione, non l’esito della battaglia. Siamo l’unico popolo che non celebra la vittoria, ma l’inizio della lotta! Cioè la coraggiosa assunzione del rischio e la partecipazione. È questo il significato del 25 marzo, giorno della rivoluzione contro l’impero ottomano, e del 28 ottobre, ovvero l’inizio della lotta contro il nazifascismo”.

E’ proprio vero che la Storia ha ottimi anticorpi Manolis, ma quali prospettive per il disastro economico a cui continuiamo ad assistere in Grecia?

“La Grecia può uscire dalla crisi. Prima diminuirà gli sprechi cha ancora oggi continuano nei vari ministeri. In seguito si combatterà l’evasione fiscale. Infine, se necessario, si dovrà ricorrere ad un prestito interno forzato per i redditi che superano un certo limite, diciamo oltre cento mila euro. E’ preferibile un prestito interno piuttosto che i tassi usurai che ricadono sul debito pubblico”.

Certo che oggi con Nea Dimokratia al governo le tue parole risuonano come un’eco lontana…

“Sinistra è un morfema lessicale. Fu usata nel parlamento francese perché a sinistra si sedevano quelli dalle idee sovversive, ριζοσπαστικός, cioè che rompe le radici, intese come convenzioni radicate e considerate pilastri della società. 

Chi è quindi l’uomo di sinistra? Colui che non cammina sui sentieri conosciuti, ma ne costruisce nuovi. Lo Stato è una cosa ma il potere è nelle strade. Quando qualche anno fa partecipai per conto della Grecia a un documentario su Thomas More dal titolo Back to Utopia, diretto dal regista belga Fabio Wuytack, dissero che ero l’unico utopista. Risposi che non ero il solo”. 

Cosa c’è dopo la morte, Caro Manolis? 

“Ci sono Valéry Giscard ed Helmut Schimdt che mangiano il baklava ascoltando le canzoni di Πάνος Τζαβέλλας”.

A proposito dei due eroi di Aquisgrana! Proprio loro in un’intervista al Die Spiegel ammettevano l’errore di aver accettato la Grecia nell’UE. “Ad essere sinceri”, diceva Giscard, “è stato un errore accettare la Grecia che è essenzialmente un paese Orientale”. E Schmidt aggiungeva che “al tempo del Trattato di Maastricht i 12 membri dell’UE fecero l’errore di invitare chiunque ad unirsi, anche ad entrare nell’unione monetaria”. 

“Come ho ripetuto nel Parlamento Europeo in nome del popolo greco, l’Europa lessicalmente, morfologicamente, concettualmente, essenzialmente, nasce dalla Grecia, e non gliela regaleremo l’Europa!”

Potremmo dire che la Grecia è la madre dell’Europa.

“Il ricordo più forte della mia vita è mia madre. Mi chiedono tutti di raccontare la storia della bandiera nazista, ma ciò che mi ricordo di quella storia è mia madre.

Quando quella sera tornai a casa tardi, molto dopo mezzanotte, trovai mia madre sveglia che mi aspettava… Dissi: Madre! Sobbalzò e mi prese per il collo: Dove sei stato?

Aprii la giacca e le feci vedere un pezzo della svastica che avevamo tagliato. Mi abbracciò, mi baciò e disse: Vai a dormire.

Una madre sa cosa è giusto”.

Caro Manolis, lo tsipouro sta finendo. Non hai paura?

“Fino alle sorgenti del mare sono arrivato, ho esplorato gli abissi, ho visto, queste sì spalancate, le porte della morte. Ho visto le sue ombre avvicinarsi a me. L’ho guardata in faccia. Ho visto e conosciuto, ho cercato ed esplorato e non ho mai avuto paura. Ciò che temo è l’odio degli uomini”. 

Ti aspetta il paradiso dei socialisti caro Manolis, Bakunin e Marx sono lì ad aspettarti, chissà che un giorno non ci ritroveremo a bere tsipouro tutti insieme. 

“La visione del socialismo non è nuova, ma molto antica.

Quando il κήρυξ, il messaggero ufficiale tebano arrivò ad Atene chiese: Chi è il tiranno qui, in greco antico τύραννος, governatore. La risposta di Teseo fu: Non esiste un tiranno, Tiranno è il demos, δήμος, popolo”.

E’ ancora possibile il sogno socialista? 

“Se il popolo europeo avrà memoria e amore per la verità, allora non sarà più un sogno”.

Καλό ταξίδι Μανώλη! Buon viaggio Manolis!

“Non siamo in lutto, non piangiamo, non ci abbattiamo. Ogni poesia, ogni canto ha come obiettivo quello di riportare il defunto davanti a noi, stabilire un dialogo e parlare dell’oggi e del domani”

Tratto dal proemio di Νέκυιαι ωδαί, Nèkie odai (2013), opera poetica di Manolis Glezos.

Fonti:

Giorgio Michalopoulos
Informazioni su Giorgio Michalopoulos 7 Articoli
Giorgio Michalopoulos è laureato in Economia alla Bocconi. È nato, legge libri, morirà

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