Un Erasmus lungo tre puntate

Le ultime tre puntate di Duga sono state un viaggio in Paesi che hanno vissuto nella recente attualità delle vittorie della sinistra, pur con uno spettro di ciò che può essere definito “sinistra” estremamente ampio.

In questo interrail virtuale, abbiamo inaugurato la seconda puntata della seconda stagione di Duga con una pratica tristemente comune all’interno della sinistra italiana: l’analisi della sconfitta.

Per farlo, però siamo partiti da due vittorie recenti: quella di Luis Arce e del Movimento al Socialismo alle elezioni Boliviane e la riconferma di Jacinda Ardern in Nuova Zelanda.

Perchè parlare di sconfitta quindi? Ma, soprattutto, cosa lega le elezioni boliviane e neozelandesi alla sinistra italiana?

Il legame sta nell’abitudine dei partiti italiani di celebrare queste vittorie internazionali come un riferimento anche per la nostra politica interna, un segno dei tempi che non può essere ignorato. Sotto l’ombra dei leaders che hanno guidato queste vittorie, i partiti di casa nostra si nascondono e cercano di sfruttarne il traino elettorale (il caso de “L’altra Europa con Tsipras è forse il più emblematico), rivelando la propria incapacità di creare un pensiero politico originale (ecco la sconfitta).
Gli esempi che si possono fare sono molti. Noi ne abbiamo scelti tre, uno per la sinistra moderata, uno per i social-democratici e uno per i radicali: Bill Clinton, Jeremy Corbyn e Alexis Tsipras (qui c’è anche un commuovente momento amarcord per i Dughers).

Citando le malinconiche parole di Vittori:

La sinistra si è limitata in questi casi a scimmiottare e a tentare di replicare acriticamente i modelli che venivano da fuori. Bei tempi quelli in cui l’Italia godeva di un’egemonia culturale che faceva invidia agli altri Paesi europei.

Un brusco ritorno alla politica interna italiana con il premio Elon Musk, assegnato alla persona che ha promosso più efficacemente il neoliberismo nel corso della settimana. Premio vinto da Carlo Bonomi in quei giorni si scagliava arditamente contro la possibilità di prolungare il blocco dei licenziamenti. A consegnare il premio è stato Luca Giangregorio che proprio su Kritica Economica aveva analizzato criticamente (come è giusto che sia) la linea politica della Confindustria di Bonomi.

La terza tappa del nostro viaggio è stata obbligata, come quelli che “vai a Roma e non visiti il Colosseo?”. Le elezioni statunitensi erano alle porte e ne abbiamo discusso ampiamente, anticipando dei temi che si sono rivelati centrali durante e dopo le elezioni.

Il primo tema è stato quello del voto per posta e il tentativo dei repubblicani di renderlo più complicato in un processo di soppressione del voto che si è esteso ad altri aspetti estremamente pratici delle elezioni come la minore diffusione dei seggi elettorali nei quartieri a maggioranza afroamericana.

Altro argomento che ci ha infuocato è stato quello dei sondaggi. Infatti, soprattutto in Italia, le elezioni del 2016 e la imprevista vittoria di Donald Trump hanno generato il cosiddetto (da noi) effetto “Cristiano Ronaldo alla Juventus”. Questo è l’effetto che scaturisce in seguito al presentarsi di un evento totalmente inaspettato e sul quale molti commentatori si erano sbilanciati sottolineandone l’irrealizzabilità. Una volta che questo avviene saltano gli schemi, qualsiasi altro evento è possibile. Anzi, nel caso delle elezioni USA 2020, l’evento meno probabile (la rielezione di Trump) diventa proprio il più probabile in virtù della sua improbabilità. Insomma, il caos. Volete capirne di più? Ascoltate la puntata.

L’episodio si chiude poi con una rubrica matrioska: la rubrica nella rubrica. Infatti, all’interno della nostra tradizionale rubrica sui consigli inauguriamo “CCCP: Cosa Ci Cucina Papo”. Alessandro “Papo” Paolini, cuoco e maestro di vita, ci spiega come affrontare un nuovo lockdown (almeno per chi è in zona rossa) dal punto di vista culinario.

E comunque noi l’avevamo detto che avrebbe vinto Biden, e nella quarta puntata ce ne vantiamo diffusamente.

Soprattutto, però, parliamo del plebiscito del 25 ottobre che in Cile ha archiviato la costituzione scritta da Pinochet nel 1983 e di come un movimento contro il rincaro dei biglietti dei mezzi pubblici sia sfociato in un processo costituente. Lo facciamo con Lorenzo Zamponi, ricercatore alla Scuola Normale e redattore di Jacobin Italia.

Ascolta “pt 4 st 2_Plebiscito o muerte. Il referendum in Cile con Lorenzo Zamponi” su Spreaker.

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