Un’università per tutti? Intervista a Shai Reshef

university of the people shai reshef

Abbiamo intervistato Shai Reshef, fondatore della University of the People, per capire meglio i risvolti della didattica a distanza.

L’Università della Gente (UoPeople) ha virtualmente aperto le sue porte nel 2009. Da quell’anno ad oggi è stato un lungo viaggio per questa nuova istituzione

Quando abbiamo cominciato con i primi corsi nel settembre del 2009, la prima classe della UoPeople aveva 177 studenti da 49 paesi diversi. In seguito alla certificazione di educazione universitaria nel febbraio 2014 abbiamo avuto 500 studenti iscritti. Da quel momento il numero di studenti iscritti è raddoppiato ogni anno. Attualmente abbiamo più di 36mila studenti iscritti e prevediamo di cominciare il prossimo anno accademico, a settembre, con 40mila studenti. 

Il nostro scopo ultimo è quello di trasmettere agli studenti le abilità fondamentali per partecipare ed avere successo nel mercato globale dei nostri giorni, garantendo loro un futuro migliore, per le loro famiglie, le loro comunità ed infine per il mondo intero. Per fare ciò abbiamo condotto una intensa ricerca per comprendere quali sono i corsi con più domanda e abbiamo costruito la nostra offerta formativa intorno a ciò che abbiamo imparato.

Quali sono stati i principali sviluppi nel corso degli anni? 

Inizialmente offrivamo corsi di laurea in Gestione Aziendale e Informatica. Nel 2016 abbiamo lanciato il primo Master in Gestione d’Impresa (MBA), completamente gratuito, accreditato e online, oltre ad un corso di laurea in Scienza Sanitaria. 

Nel 2018 abbiamo presentato il nostro primo Magister Educationis in collaborazione con International Baccalaureate (IB) per affrontare il problema della carenza di educatori nel mondo, soprattutto in zone sottorappresentate.

Inoltre abbiamo impostato un nuovo processo di ammissione in cui tutti i candidati devono prima seguire e superare due corsi prima di diventare ufficialmente studenti della nostra Università. Questo processo permette ai candidati di comprendere se la didattica a distanza fa per loro e se sono pronti a confrontarsi con il rigore della UoPeople.

La UoPeople si presenta come un’Università senza muri, anche dal punto di vista finanziario. Può spiegarci come funziona? 

Giusto prima del nostro decimo anniversario abbiamo raggiunto l’obiettivo della sostenibilità finanziaria. UoPeople garantisce agli studenti l’opportunità di accedere ad un’istruzione superiore, online e senza tasse universitarie. Questo significa che gli studenti non devono pagare per seguire i corsi, per accedere al materiale didattico o per l’iscrizione annuale. Per chi ha la possibilità, l’Università chiede un contributo euro per ogni corso completato, di 100 dollari per gli studenti della laurea triennale, 200 per gli studenti delle magistrali. Questo piccolo contributo permette al progetto di essere sostenibile dal punto di vista finanziario. Per chi non può permettersi questi piccoli contributi, abbiamo la prerogativa di offrire borse di studio, offerte generosamente dai nostri sostenitori. 

Dal 2009 al 2020 la UoPeople ha assistito a due crisi drammatiche, una finanziaria e l’ultima crisi sanitaria. Intanto l’Europa ha sofferto di una crisi migratoria fortissima che ha mostrato le debolezze dell’antico continente. Come è cambiata la partecipazione al vostro progetto durante questi schock? Ad esempio, avete notato un incremento nelle domande di iscrizione dall’inizio della pandemia da Covid19?

La UoPeope si fonda sull’idea che l’istruzione superiore deve essere accessibile per tutti, senza comprometterne la qualità. I nostri corsi sono registrati, gli studenti possono quindi accedere alla loro area personale ogni settimana e continuare lo studio nel modo in cui è loro più comodo. 

Per gli studenti profughi, UoPeople opera come “Università in borsa”, cioè l’Università è con questi studenti ovunque loro vadano. In questo modo la nostra istituzione ha garantito l’accesso agli studi a 3mila rifugiati, di cui 2mila siriani. Più di ogni altra Università al mondo.

Nel semestre che è cominciato ad aprile 2020, abbiamo registrato un numero record di studenti iscritti, molti dei quali sono il risultato della pandemia globale. Tanti di loro erano costretti in quarantena o in situazioni di isolamento e hanno deciso di investire il loro tempo dedicandosi all’istruzione superiore. Altri sono studenti le cui università hanno chiuso e hanno trovato nel nostro progetto la soluzione alle loro sfide. Molti altri sono stati licenziati e hanno deciso di studiare per facilitare la ricerca di lavoro. Per molti la vita in seguito al Covid-19 non sarà la stessa. Noi siamo pronti ad accettare ancora centinaia di migliaia di studenti che vorranno formarsi per ottenere un lavoro o ripensare la loro carriera in seguito a questa terribile pandemia globale.

Qual è la filosofia didattica della UoPeople?

La nostra pedagogia si basa sull’apprendimento peer-to-peer, quindi collaborativo. Gli studenti interagiscono tra di loro ogni settimana per discutere e riflettere sulle letture del corso sotto la supervisione del loro docente. Viene offerta una combinazione di letture di articoli scientifici, forum di confronto all’interno delle classi, autovalutazioni ed esami valutati dal docente. Il coinvolgimento in una didattica orizzontale permette ai nostri iscritti di interagire con un corpo studentesco composto da persone provenienti da più di 200 paesi, mettere alla prova le loro idee ed imparare rispettosamente a ricevere ed esporre critiche di pensiero.

Gli studenti apprendono anche l’autodisciplina; ad esempio sedersi e mettersi a studiare dopo un’intera giornata di lavoro non è facile, bisogna essere estremamente motivati e gestire bene il proprio tempo per completare un percorso di questo tipo. La nostra pedagogia permette allo studente non solo di interiorizzare gli argomenti del corso, ma anche di rendere proprie abilità essenziali nel mondo del lavoro del Ventunesimo secolo.

Un pensiero comune è quello che la didattica a distanza non possa essere un percorso sostenibile per via di una fondamentale mancanza di interazione, specialmente tra studente e docente. La didattica peer-to-peer sostituirà il concetto aristotelico dell’insegnamento?

Il materiale didattico è basato sui testi, con video opzionali. Così facilitiamo gli studenti che non hanno accesso alla banda larga. Gli studenti che non hanno una connessione internet stabile possono scaricare tutto il materiale, studiare “offline” e successivamente caricare il proprio lavoro. I corsi sono insegnati in modalità asincrona, gli studenti possono accedervi in ogni momento e ovunque. Gli studenti imparano quando possono, o quando hanno accesso ad internet.

Certamente non sottovalutiamo l’importanza di una comunicazione faccia a faccia, bisogna però essere consapevoli che l’interazione online è la forma di comunicazione più importante nel nostro tempo. Ne possiamo apprezzare i vantaggi nell’era del Covid-19, e andrà sempre crescendo nel tempo. Per questo credo che sia importante offrire una combinazione di didattica con il docente e una paritaria (peer education). Il confronto tra studenti è la parte dell’esame preferita dai nostri iscritti. Essere responsabile non solo del proprio apprendimento ma anche di quello dei propri compagni di classe fa aumentare il livello di impegno nello studio e potenzia l’esperienza educativa. C’è molto da guadagnare dalla esaminazione di tipo peer, sia nel riceve che nel fornire feedback. Incoraggia gli studenti ad essere più critici sul proprio lavoro e nel migliorare le proprie abilità, nello stesso tempo offre l’opportunità di aiutare i propri compagni. 

Nel tempo avete costruito rapporti di collaborazione con l’Università di New York, UC Berkeley e l’Università di Edimburgo. Secondo lei come stanno reagendo le università tradizionali alle sfide della didattica a distanza?

La pandemia da coronavirus ha forzato le università ad inerpicarsi per spostare i propri corsi online. Se da un lato diverse erano drammaticamente impreparate per un cambiamento così importante, c’è comunque la luce in fondo al tunnel: le università e gli studenti stanno cominciando a percepire e comprendere la potenza e la qualità dello studio online. Con l’aumento della disoccupazione e l’economia globale pronta ad entrare in recessione, mi sembra evidente che molte università dovranno adottare un modello di educazione di alta qualità che sia facilmente accessibile e sostenibile.

Gran parte delle università per restare a galla dovrà spostare gli studenti almeno parzialmente online (diciamo per uno o due anni) e dovrà trasmettere il risparmio che ne trarrà agli studenti. Questo si tradurrà in decine, o anche centinaia di migliaia di risparmi per gli studenti nella recessione che seguirà il coronavirus. È un sincero augurio che gli altri replichino il nostro modello.

Nessuno ha finora risolto in modo efficiente il problema dell’esaminazione a distanza. La questione dell’insegnamento da remoto è più o meno risolta, ma la capacità di impostare le proprietà di un esame in aula nel contesto in cui hai diversi studenti che sono valutati nello stesso tempo, sulla stessa materia, in diversi fusi orari, con diverse connessioni, come anche la possibilità di vigilare sugli studenti, è ancora un tema caldo. La sua istituzione come sta affrontando questo problema?

L’onestà accademica è incredibilmente importante nella UoPeople. Siamo consapevoli comunque che studenti provenienti da più di 200 paesi del mondo possono avere in mente nozioni diverse di plagio. Abbiamo una intera unità nel nostro corso introduttivo dedicata all’integrità accademica per essere certi che gli studenti comprendano la nostra politica in merito. Tutti i lavori che sono presentati dagli studenti sono automaticamente controllati da Unicheck, importante software di rilevamento del plagio. Questo servizio ci viene offerto completamente pro-bono dalla compagnia che ci offre questa tecnologia all’avanguardia.

Per quanto riguarda gli esami da remoto, gli studenti devono completare un certo numero di esami ogni anno sotto la supervisione di un sorvegliante. Prima del Covid-19, diversi studenti avevano un sorvegliante fisico, ora diversi studenti usano strumenti di supervisione online, come ProctorU. 

L’identità del supervisore, sia esso fisico o virtuale viene verificata prima dell’inizio di ogni esame.

Dal seguire i corsi di un’università tradizionale è arrivato a fondare la prima università completamente online negli Stati Uniti. Su un piano personale, quale era la sua percezione della didattica durante gli anni universitari e come ha vissuto il rapporto con i docenti?

Ho completato il Master in Politica Cinese presso l’Università del Michigan. Anche se ho frequentato un’istituzione fatta di malta e mattoni, ero il destinatario dell’istruzione di alto livello statunitense. Tutti, aldilà delle circostanze in cui si trovano, dovrebbero essere in grado di accedere ad un’istruzione di qualità. L’istruzione ha il potere di aprire la mente delle persone. Penso questo sia valido per qualsiasi percorso di studi, fintanto che apri la tua mente verso nuove idee e nuove culture, crescerai. La mia esperienza all’Università del Michigan mi ha insegnato abilità inestimabili, il pensiero critico e l’importanza di essere sempre pronti ad imparare. Mi ha indirizzato verso un mondo di nuove prospettive. 

Prima di fondare la University of The People, ho lavorato 20 anni nel settore dell’istruzione for-profit. Ho lanciato KIT eLearning, la prima università online fuori dagli Stati Uniti e partner dell’Università di Liverpool. Ho assistito in prima persona al potere dell’istruzione online ma sapevo che per tantissime valide persone in tutto il mondo era ancora troppo costosa. Ho fondato la UoPeople, in modo che ogni diplomato, a prescindere dalla sua situazione finanziaria, geografica, politica o personale, potesse accedere all’istruzione superiore. Invece di chiedere cifre esorbitanti per le rette universitarie, libri, aule, cattedre etc., l’Università della Gente offre agli studenti tutti gli strumenti di cui hanno bisogno chiedendo loro un contributo minimo per ogni esame sostenuto.

Giorgio Michalopoulos è laureato in Economia alla Bocconi. È nato, legge libri, morirà

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