Btp in volo: l’equilibrio “situazionista” che ci avvantaggia

Sono mesi ruggenti per il Btp. Ad azzardare paragoni artistici potremmo definire “situazionista” la fase attuale vissuta dai titoli di Stato italiani. Il Btp sta vivendo nel pieno della fase più dura della crisi del coronavirus una fase di vera e propria grazia, risultando uno dei titoli maggiormente richiesti dai mercati finanziari internazionali.

La giornata del 3 giugno ha portato i titoli di Stato ad un nuovo apogeo: in pochissimo tempo la domanda di un’emissione decennale con scadenza 1 dicembre 2030 ha superato i 100 miliardi di euro. Il rendimento del bond è stato fissato a 9 punti base sul Btp agosto 2030. Sul mercato secondario, il rendimento del decennale viaggia intorno all’1,52%, con lo spread a 192 punti base. 

L’Italia riesce ad avere una capacità di finanziamento notevole con le emissioni sovrane in questo confuso 2020: gli indicatori macroeconomici parlano di un clima destinato a volgere al peggio nei prossimi mesi, ma per gli analisti la certezza riguardo l’Italia è che il rischio default e fallimento siano ancora prospettive remote. L’equilibrio situazionista è innanzitutto frutto di un triangolo New York-Francoforte-Parigi.

Attori come BlackRock e Goldman Sachs, oramai proiettati su un’ottica di investimento di lungo periodo, vedono nel decennale nazionale e negli altri titoli emessi da Roma la garanzia per un rendimento discreto e sicuro in una fase di buriana; il programma di acquisto titoli della Bce garantisce uno “scudo” alle emissioni garantendo la solvibilità del Paese; l’origine francese della direttrice della Bce Christine Lagarde ricorda che Parigi è tra le capitali maggiormente interessate a evitare che si scateni una tempesta finanziaria sull’Italia in questa fase cruciale, dato che le sue istituzioni finanziarie detengono cira 285 miliardi di titoli di debito pubblico italiani.

A ciò si aggiunge una proprietà della crisi in corso, che colpisce in maniera simmetrica e mostra la grande problematica del debito privato come reale causa sistemica delle crisi sui mercati: Roma, al contrario, ha il vantaggio di esser la capitale i cui cittadini hanno la maggior quantità di risparmio privato in rapporto al reddito tra le maggiori economie dell’Eurozona e ha potuto mobilitarne una frazione non indifferente (14 miliardi di euro) attraverso il Btp Italia.

E così, l’Italia vede Btp e altri titoli pubblici sempre più desiderati, in rispetto a un trend che ha portato a oltre 190 miliardi di euro di domanda non evasa tra gennaio ed aprile: ora più che mai emerge la natura problematica di un’eventuale scelta governativa di ricorso al Mes per attivare linee di finanziamento alle politiche fiscali anti-crisi.

Il Mes renderebbe subordinati nell’ordine di rimborso miliardi di euro in titoli che cittadini, imprese e operatori istituzionali hanno comprato dimostrando fiducia nel Paese e nella sua capacità di ripresa: questo, prima ancora di ogni discorso sulle pericolose condizionalità, dovrebbe guidare Giuseppe Conte e il suo governo a non aderire alle linee di finanziamento del fondo salva-Stati.

Qualsiasi scelta politica che andasse in direzione opposta al buon senso che le ultime settimane indicano sconterebbe dunque una pregiudiziale non secondaria alle prospettive di ripresa del sistema-Paese. Il Btp e il debito pubblico interno sono il vero anti-crisi che l’Italia ha a disposizione: scaricare volutamente il nostro bazooka e non approfittare della fase favorevole per nuove emissioni sarebbe un errore imperdonabile.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano.
Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019.

Attualmente è analista geopolitico ed economico per "Inside Over" e svolge attività di ricerca presso il CISINT - Centro Italia di Strategia ed Intelligence e il centro studi Osservatorio Globalizzazione.

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