Padre Coughlin, il prete “populista” in guerra contro Wall Street

Tra le figure più interessanti e controverse della storia statunitense del XX secolo si segnala, senz’altro, quella di padre Charles Coughlin, il celebre prelato e radio-predicatore che negli anni della Grande Depressione e delle prime presidenze di Franklin Delano Roosevelt infiammava con i suoi discorsi decine di milioni di americani portando avanti una vera e propria campagna “populista”.

Un catto-populismo, potremmo dire, in cui estremamente sentita era una radicale critica anticapitalista che spicca, se vista a diversi decenni di distanza, per la sua durezza. Così come spicca l’intera parabola di un uomo che ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nel denunciare le ingiustizie e le asimmetrie economiche che avevano portato alla Grande Depressione ma, al contempo, divenne una figura controversa e scomoda per la stessa Chiesa statunitense a causa delle sue filippiche antisemite e dell’appoggio alle proposte politico-economiche dell’Italia fascista e della Germania nazista, che del resto ai tempi non mancavano di suscitare attenzione in diverse fasce del mondo politico statunitense. Questa grande contraddizione, ovvero il grande iato tra la forte attenzione di Coughlin per la giustizia sociale e la natura brutale di certe sue uscite retoriche, è una delle più peculiari caratteristiche di un personaggio che ebbe, nel corso della sua vita, grande influenza.

Da sacerdote a predicatore

Padre Coughlin, l’ecclesiastico che maledì Wall Street, il radio-predicatore più ascoltato negli Stati Uniti degli Anni Trenta, uno dei primi cattolici a condizionare profondamente la politica statunitense in una fase in cui ancora forti erano i pregiudizi “anti-papisti” nella maggioranza Wasp, è una figura difficilmente inquadrabile in schemi precostituiti.

Nato nel 1891 da una famiglia di origine irlandese a Hamilton in Ontario, ma stabilitosi dopo l’ordinazione nei pressi di Detroit, la capitale industriale dell’America fordista, padre Coughlin ebbe modo di toccare con profondità sia le grandi disuguaglianze del Paese negli “Anni Ruggenti” precedenti lo schianto di Wall Street nel 1929 sia le difficili convivenze tra la comunità cattolica e la maggioranza protestante, in cui grande forza mantenevano i movimenti nativisti un cui epi-fenomeno fu l’ascesa di organizzazioni quali il Ku Klux Klan.

Ed è proprio come atto di rivolta contro il KKK che Padre Coughlin scoprì la radio come mezzo di comunicazione efficace: nel 1926, dopo esser stato assegnato alla parrocchia di Royal Oak, in Michigan, compattò un nucleo di sole 25 famiglie cattoliche portando la presenza alle messe ad oltre 600 unità. Il Ku Klux Klan, gatekeeper delle istanze della maggioranza anglo-sassone e protestante, intimidì il prelato bruciando una croce al di fuori della chiesa locale e Coughlin rispose chiedendo alla locale stazione radio WJR, basata a Detroit, uno spazio domenicale per poter spiegare il cattolicesimo ai membri della sua comunità.

Dall’altare del National Shrine of the Little Flower, a Royal Oak, Padre Coughlin iniziò la sua predicazione, con un tono e un metodo comunicativo diretto, caloroso e estremamente coinvolgente che riuscì ad accattivare crescente interesse negli ascoltatori. Le spiegazioni di Coughlin sulla predicazione di Cristo, l’enfasi data allo spirito comunitario e la perseveranza della sua opera fecero conoscere la programmazione anche in città come Cincinnati e Chicago. Non mancavano, nelle prediche di Padre Coughlin, richiami identitari alla comunità irlandese contro il razzismo del KKK e i pregiudizi dell’America opulenta dell’epoca.

Coughlin contro Wall Street

Dopo il 1929, lo scoppio della Grande Depressione e lo shock sociale che ne seguì amplificarono la politicizzazione della predicazione di Coughlin. Il suo programma aveva acquisito notorietà nazionale, finendo nei radar della CBS, e di fronte all’aumento della povertà in tutta l’America, al crollo dell’occupazione e all’aumento dell’incertezza sociale, ben visibile nel Michigan del tempo, Coughlin iniziò la sua radicale denuncia degli eccessi del capitalismo per cui è divenuto noto. La predicazione di Coughlin raggiunse in pochi mesi tutta l’America: al suo programma settimanale, che andava in onda la domenica alle 15, si stima si collegassero radiofonicamente dai 20 ai 30 milioni di americani.

 Lo spirito identitario e la vocazione cattolica di Coughlin non potevano, in tal senso, non accordare alla critica del comunismo una radicale denuncia del comunismo sovietico. A conti fatti, per Coughlin il finanzcapitalismo oligarchico che aveva portato alla crisi e il comunismo erano “medesime facce di uno stesso Satana, che rende l’uomo schiavo”.

Coughlin denunciava l’usura, la speculazione finanziaria fine a sé stessa, lo slegamento del profitto dall’economia reale che aveva creato la crisi. Nelle sue predicazioni non mancava di operare una profonda opera di informazione della popolazione sui versanti meno noti dell’inizio del cataclisma finanziario, su quali inganni fossero stati messi in atto per provocarlo, su quali fossero a suo dire stati i veri colpevoli della miseria dei cittadini, su quali fossero i principii di una sana economia.

Giorgio Galli, nell’acutissima Prefazione al saggio del 1936 di Coughlin Il denaro! Domande e risposte, pubblicato da Mimesis nella collana «Oro e lavoro», sottolinea che da un lato Coughlin è risultato essere uno degli esponenti maggiormente propositivi dell’anticapitalismo di destra e dall’altro si pose l’obiettivo di predicare, con zelo evangelico, quelli che riteneva essere i veri precetti dell’economia, traditi a suoi dire da profittatori e speculatori. Una presa di posizione che da un lato lo porterà a eccessi e spigolature, ma dall’altro non mancò di consentirgli di vedere lucidamente alcune asimmetrie del moderno capitalismo, la cui denuncia fu fortemente incentivata ai lettori nel testo in questione:

Dovete agire come gli apostoli che hanno scoperto la verità. Dovete diffondere il vangelo della libertà finanziaria anche a costo della vostra stessa vita

Charles Coughlin, Il denaro! Domande e risposte, Mimesis, Milano 2020, pag. 177

Dalla Grande Crisi al New Deal

Coughlin fu uno dei pochi uomini del suo tempo a capire la tendenza del finanzcapitalismo a costituirsi come “socialismo per i ricchi”, tanto da costituire una “minaccia alla civiltà”. Coughlin disse in un’occasione nel 1930 che il “comunista più pericoloso” era “il lupo col vestito da pecora del conservatorismo” che intendeva preservare le politices of greed. Di questi “lupi” dava esempi concreti: l’allora presidente repubblicano Herbert Hoover, i banchieri Morgan, i finanzieri di Wall Street. Non mancavano anche critiche all’austerità di bilancio, all’utilizzo “politico” della leva monetaria, alle porte girevoli tra politica e alta finanza. A questa lettura estremamente critica e a una critica lucida del capitalismo finanziario, che nelle encicliche sociali di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI è demolito con sofisticata durezza, Coughlin associava però un ben più controverso rilancio di scivolose retoriche antisemite, tristemente comuni nella società statunitense dell’epoca.

Molti esponenti politici, tuttavia, non mancarono di ascoltare con attenzione la sua predicazione e tra coloro che vollero incontrarlo spicca, senz’altro, la figura di Franklin Delano Roosevelt, in sostegno delle cui politiche di rilancio della domanda, di rafforzamento della spesa pubblica e di superamento della crisi Coughlin mise in campo tutto il suo potenziale comunicativo in avvicinamento alle elezioni del 1932. “Roosevelt or Ruin!” era lo slogan con cui Coughlin sosteneva il candidato democratico, trionfalmente eletto contro lo sfidante Hoover, il cui “New Deal” era addirittura celebrato come il Christ’s Deal. Coughlin difendeva una piattaforma politica di tutela del lavoro, nazionalizzazioni, spesa in deficit, investimenti infrastrutturali che Roosevelt aveva promesso per ovviare a una situazione che presentava per l’economia americana un conto da incubo: decine di milioni di disoccupati, una crisi alimentare nella parte centrale del Paese, un ciclico riproporsi di fenomeni di corse agli sportelli.

Coughlin e Roosevelt, un rapporto tormentato

Dopo la sua elezione, tuttavia, Roosevelt ebbe difficoltà a tradurre in legge il suo programma. Il governo del presidente democratico potè superare veramente la Grande Depressione solo con l’effetto leva garantito dallo scoppio della Seconda guerra mondiale e dal compattamento del Paese nel regime di economia bellica. Tra il 1933 e il 1940, infatti, i risultati furono molto più discutibili. A misure come la svalutazione del 40-50% del dollaro nel 1933, la promozione di grandi piani infrastrutturali e la creazione della National Recovery Administration, un pacchetto «sociale» con cui Roosevelt e i suoi consiglieri hanno intimato agli imprenditori il salario minimo (sotto il quale non si poteva andare) e ristretto la concorrenza («libero mercato»), allo scopo di sostenere salari e prezzi, l’amministrazione alternò fasi di svalutazione interna e di tagli al bilancio pubblico, che in momenti come il 1937-1938 causarono un’impennata del numero di disoccupati di 4,5 milioni di unità.

Scelte come l’annullamento della NRA da parte della Corte Suprema nel 1936, la ricerca di un’intesa tra l’amministrazione democratica e il sistema finanziario e l’alleanza politica di Roosevelt con i democratici conservatori del Sud (dove prevalevano gli odiati Wasp) portarono Coughlin a prendere gradualmente il distacco dal presidente.

La rottura divenne sempre più fragorosa dopo la nascita del sindacato nazionalista fondato da Coughlin nel 1934, la National Union for Social Justice (NUSJ), che indirizzò i suoi sostegni al Governatore della Louisiana Huey Long, leader del Partito del Popolo e, come scritto sull’ultimo numero de Il Guastatore, sicuramente ispirato nel suo sviluppo dall’ideologia “distributivista” (che ha avuto in Gilbert Keith Chesterton un grande alfiere) e sull’esaltazione della categoria dei “produttori” propria anche del regime corporativo dell’Italia fascista. Long, che fu assassinato da un rivale nel 1935, governò con toni populisti la Louisiana cercando di ottenere l’obiettivo di sanare la “feroce guerra dei poveri ed emarginati” che opponeva il proletariato bianco Wasp agli immigrati cattolici e agli ex schiavi afroamericani affrancati.

Roosevelt cercò di influenzare Coughlin utilizzando i buoni auspici del comune amico Joseph Kennedy, padre del futuro presidente e a sua volta di origini irlandesi, ma non ci fu verso: l’infiammante retorica populista di Coughlin non poteva non indicare nel “tradimento” di Roosevelt il nuovo bersaglio. Si innalzò, al contempo, l’enfasi anti-semita di diversi discorsi radiofonici di Coughlin, stabilmente ascoltato da 30 milioni di persone ogni settimana, che includevano letture di brani dei famigerati Protocolli dei Savi di Sion.

All’aumentare delle tensioni internazionali che avrebbero condotto alla Seconda guerra mondiale Coughlin oppose un radicale spirito isolazionista: i suoi avversari ebbero gioco facile nel farlo passare per un alleato di Hitler e Mussolini, e Roosevelt potè pensare di isolare definitivamente l’ex amico divenuto spina nel fianco facendo leva sui buoni auspici nelle relazioni col Vaticano.

Anche complice Coughlin, FDR era stato eletto con una grande maggioranza di voti tra i cittadini cattolici, e fece pesare nei rapporti (allora esclusivamente informali) con la Santa Sede questa novità. Spellman, vescovo ausiliare di Boston dal 1932 e successivamente cardinale arcivescovo di New York, coordinò la visita negli Stati Uniti del cardinale segretario di Stato Eugenio Pacelli, futuro Papa Pio XII, nell’autunno del 1936. Parlando con Roosevelt, pare che Pacelli si sia trovato concorde con lui con la possibilità di ridimensionare l’attivismo del prete populista, che stava creando crescenti imbarazzi anche alla Santa Sede.

Coughlin prese le distanze a più riprese da organizzazioni filo-naziste come il German-American Bund, ma il terreno politico iniziò a franargli sotto i piedi dopo l’invasione tedesca della Polonia, che permise al governo degli Stati Uniti e alla Nunziatura apostolica del Vaticano negli Usa di ottenere l’obiettivo di sospendere il suo show. A più riprese, tra il 1939 e il 1942, Coughlin provò a tornare in sella ma con l’attacco giapponese a Pearl Harbour non gli fu più permesso di parlare continuamente in radio. La nazione aveva acquisito unità dietro la “crociata” contro le potenze dell’Asse e da allora Coughlin, fino alla morte avvenuta nel 1979, si sarebbe ritirato alla vita privata.

L’ultima critica americana al capitalismo

La complessa parabola di Coughlin è estremamente istruttiva delle dinamiche politiche prodotte dalle crisi del capitalismo e degli shock da esse causati. Coughlin infiammò l’America con il suo “catto-populismo” in cui con zelo manicheo al male della Babilonia del XX secolo, Wall Street, era contrapposta l’innocenza bonaria di un popolo preda della speculazione e del predatorio spirito animale del capitalismo. Il denaro, in continuità con la tradizione cattolica, era visto come “sterco del demonio” qualora la sua genesi fosse legata a dinamiche slegate dall’economia reale.

Al contempo, salvo una serie di proposte “tribunizie”, notiamo come in Coughlin fosse assente quasi completamente la pars construens, l’elaborazione teorica per la realizzazione concreta delle sue critiche. La necessità di seguire gli “uomini della provvidenza” di turno depotenziò la carica del suo messaggio, e il sindacato da lui fondato, pur attirando centinaia di migliaia di aderenti, non ebbe mai capacità di radicamento territoriale al di fuori di territori come la Louisiana, dove le condizioni politiche di partenza lo favorirono. A conti fatti, è tuttavia interessante sottolineare come mai dopo padre Coughlin, che con tutte le sue enormi contraddizioni resta un personaggio da studiare con attenzione, una critica radicale al capitalismo capace di mobilitare milioni di persone sia mai riuscita ad attecchire negli Stati Uniti. Il magma della Grande Depressione creò una somma di aspettative e inquietudini sociali che, in fin dei conti, furono canalizzate da Roosevelt per avviare il New Deal, le cui conseguenze finali mai potremo valutare fino in fondo essendosi le politiche di FDR sciolte, nel lungo periodo, nella gigantesca mobilitazione per l’impresa bellica.

Bresciano classe 1994, mi sono formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano.
Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ho conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019.
Di matrice culturale cattolica, ritengo importante riscoprire le grandi lezioni del cattolicesimo sociale di Vanoni, Paronetto, La Pira e Fanfani, la matrice umanista della dottrina sociale della Chiesa e il pensiero politico di uomini del calibro di Enrico Mattei coniugandoli con una strenua difesa del diritto all'esercizio e alla dignità del lavoro.
Il mio principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo.
Attualmente lavoro come Business Analyst presso la filiale milanese di Accenture e dal maggio 2019 affianco il professor Aldo Giannuli nel progetto del centro studi “Osservatorio Globalizzazione"

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