La fine di questa Europa

Ieri Mario Draghi ha mandato un messaggio di grande forza, aprendo gli occhi all’establishment economico-finanziario internazionale e all’Europa intera circa la necessità di un intervento pubblico poderoso per il salvataggio delle economie di fronte al rischio coronavirus.

Oggi i falchi del rigore e dell’austerità, i presunti “furbi d’Europa”, hanno forse gettato alle ortiche l’ultima occasione di sfatare una percezione sempre più forte: che l’Unione Europea, così come è strutturata, è inadeguata per rappresentare con forza e decisione l’Europa, la sua storia millenaria, i suoi popoli, le sue tradizioni, la sua cultura e la sua potenzialità.

Se l’Unione Europea non reggerà la crisi del coronavirus la colpa non sarà certamente di chi, come l’Italia e la Spagna, ha posto con coraggio il veto alle conclusioni di un Consiglio europeo che sarà ricordato per lo straniamento dalla realtà di molti suoi partecipanti. Il messaggio è chiaro e cristallino: tempi eccezionali, crisi di questa portata e minacce sistemiche tanto grandi richiedono misure all’altezza, innovative e profondamente efficaci.

Da chi con moralismo tante volte ci ha additato, indicandoci come “Piigs”, è arrivata una risposta di pura e semplice ottusità: l’Unione Europea non rischia di affondare certamente per colpa della sua componente mediterranea. Ma per una consolidata incapacità di fare i conti con la realtà di chi, anche di fronte alla più grave pandemia dell’ultimo secolo, si è sempre considerato centrale nella sua conduzione.

Bresciano classe 1994, si è formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano.
Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ha conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019.

Attualmente è analista geopolitico ed economico per "Inside Over" e svolge attività di ricerca presso il CISINT - Centro Italia di Strategia ed Intelligence e il centro studi Osservatorio Globalizzazione.

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