La fine di questa Europa

consiglio europeo
Photo: Tauno Tõhk (EU2017EE)

Ieri Mario Draghi ha mandato un messaggio di grande forza, aprendo gli occhi all’establishment economico-finanziario internazionale e all’Europa intera circa la necessità di un intervento pubblico poderoso per il salvataggio delle economie di fronte al rischio coronavirus.

Oggi i falchi del rigore e dell’austerità, i presunti “furbi d’Europa”, hanno forse gettato alle ortiche l’ultima occasione di sfatare una percezione sempre più forte: che l’Unione Europea, così come è strutturata, è inadeguata per rappresentare con forza e decisione l’Europa, la sua storia millenaria, i suoi popoli, le sue tradizioni, la sua cultura e la sua potenzialità.

Se l’Unione Europea non reggerà la crisi del coronavirus la colpa non sarà certamente di chi, come l’Italia e la Spagna, ha posto con coraggio il veto alle conclusioni di un Consiglio europeo che sarà ricordato per lo straniamento dalla realtà di molti suoi partecipanti. Il messaggio è chiaro e cristallino: tempi eccezionali, crisi di questa portata e minacce sistemiche tanto grandi richiedono misure all’altezza, innovative e profondamente efficaci.

Da chi con moralismo tante volte ci ha additato, indicandoci come “Piigs”, è arrivata una risposta di pura e semplice ottusità: l’Unione Europea non rischia di affondare certamente per colpa della sua componente mediterranea. Ma per una consolidata incapacità di fare i conti con la realtà di chi, anche di fronte alla più grave pandemia dell’ultimo secolo, si è sempre considerato centrale nella sua conduzione.

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Informazioni su Andrea Muratore 9 Articoli
Bresciano classe 1994, mi sono formato studiando alla Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali della Statale di Milano. Dopo la laurea triennale in Economia e Management nel 2017 ho conseguito la laurea magistrale in Economics and Political Science nel 2019. Di matrice culturale cattolica, ritengo importante riscoprire le grandi lezioni del cattolicesimo sociale di Vanoni, Paronetto, La Pira e Fanfani, la matrice umanista della dottrina sociale della Chiesa e il pensiero politico di uomini del calibro di Enrico Mattei coniugandoli con una strenua difesa del diritto all'esercizio e alla dignità del lavoro. Il mio principale interesse di studio è la geoeconomia, ovvero l’analisi degli effetti dell’interdipendenza tra le grandi questioni geopolitiche e le dinamiche industriali, commerciali e produttive del mondo contemporaneo, con un focus particolare sull’impatto della rivoluzione tecnologica, sulla sfida Usa-Cina e sul ruolo dell’Europa nel mondo contemporaneo. Attualmente lavoro come Business Analyst presso la filiale milanese di Accenture e dal maggio 2019 affianco il professor Aldo Giannuli nel progetto del centro studi “Osservatorio Globalizzazione"

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