Le parole della Merkel sono lo specchio dell’Unione europea

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“Deutschland, Deutschland über alles, über alles in der Welt” è l’incipit di un inno che disegna il principio di una realtà ormai consolidata e ribadita dalla cancelliera tedesca nell’intervista rilasciata nei giorni scorsi a una serie di testate internazionali. Affermazioni che farebbero rabbrividire l’opinione pubblica di qualsiasi Paese dotato di un apparato mediatico minimamente critico. Evidentemente non è il caso dell’Italia, vista la piega che ha preso il dibattito sulla politica economica del post-Covid.

Nell’intervista di cui sopra, Merkel da un lato ha affermato il principio della Germania “über alles”, dall’altro ha avviato l’ormai classica politica dell’interferenza lanciando dei messaggi all’Italia allo scopo di sollecitare l’utilizzo del MES. Nel primo caso, al cronista che le chiede se il sistema giuridico europeo non dovrebbe avere più peso degli ordinamenti nazionali Merkel risponde nel seguente modo:

Senza dubbio, il diritto europeo ha la precedenza sul diritto nazionale, ma non sappiamo dove inizia e finisce il regno del diritto europeo. […]  Nella terra di confine tra le sfere di giurisdizione del diritto nazionale ed europeo, può verificarsi attrito se il livello europeo definisce i suoi limiti in modo più ampio rispetto, ad esempio, al parlamento tedesco. Questo è ciò che stiamo vedendo nel caso della BCE. Se la Corte costituzionale (tedesca) rileva che è stato superato un confine, si rivolge alla Corte di giustizia europea e richiede una revisione. Fino ad ora, tutti i disaccordi sono stati risolti. Ora abbiamo un conflitto. Questa è la natura della bestia, poiché uno Stato nazionale sarà sempre in grado di rivendicare poteri particolari a meno che tutti i poteri non vengano trasferiti alle istituzioni europee, il che sicuramente non accadrà.

In altre parole, la cancelliera, con la diplomazia della politica più sagace, ha cercato di dire che la Germania sta semplicemente tutelando i propri interessi nazionali sulla base dei principi previsti dalla costituzione tedesca. E il punto è proprio questo. Le parole della Merkel riflettono l’essenza dell’Unione Europea, ossia una confederazione di Stati che proprio per via della sua conformazione giuridica non può essere retta da alcun principio solidaristico. 

Il concetto di cooperazione europea, infatti, è l’espressione di un ossimoro che si traduce nel fatto che la collaborazione (tra Stati) è mossa da un interesse puramente nazionale (io collaboro nella misura in cui mi è utile). Dunque, da un lato la Germania sottolinea un interesse perfettamente legittimo, dall’altro fa emergere tutta la debolezza dell’Unione Europea che – in quanto realtà eterogenea – non riesce a garantire un equilibro geopolitico tra le diverse nazioni di cui si compone. È in questa constatazione di fatto che si traduce il principio della Germania “über alles”, perché all’interno di un apparato burocratico per definizione conflittuale non può che prevalere la posizione del più forte (quella della Germania, per l’appunto).

Ma la vicenda non si conclude qui, perché nell’altra parte dell’intervista la Cancelliera tedesca afferma con evidenza il peso politico della propria nazione e lancia dei messaggi chiari all’Italia affinché si adoperi a ricorrere al MES. Da una parte Merkel sottolinea che la decisione spetta all’Italia, tuttavia aggiunge che gli “strumenti anti-crisi non sono stati creati perché restino inutilizzati”.

Insomma, la Cancelliera la tocca piano (pianissimo) e con docilità spinge la questione oltre il confine tedesco, fino a penetrare nel diritto all’autodeterminazione di un Paese membro (cosa che non stupisce affatto, visto che con la Grecia si usarono gli stessi modi).

A questo punto l’utilizzo del MES da parte dell’Italia appare quanto mai inevitabile, ma ciò che lascia veramente perplessi è il servilismo della politica e della stampa nazionale che si concentrano sulla tecnica quando la partita è puramente politica. I partiti e gli organi di informazione che si sollazzano nello sbandierare i numeri del risparmio che potrebbe comportare l’accesso al MES (spiccioli per uno Stato!) hanno ormai indossato le vesti dell’utile idiota e si mostrano incapaci di comprendere che l’affermazione del MES è l’imposizione di un’ideologia che da decenni continua a causare danni.

Salvatore La Marca
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Sicano in ostaggio a Roma, laureato in Scienze Economiche e amante della birra (doppio malto alla Bersani). Nel tempo libero mi dedico alla ricerca della terra promessa.

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